di Emilia Morelli

L’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano valuta la candidatura come capolista di Fratelli d’Italia in Campania. La Rai e l’Usigrai in allarme per il possibile rientro in politica

sangiulianoDopo l’esperienza al Ministero della Cultura e l’attuale ruolo di corrispondente Rai da Parigi, Gennaro Sangiuliano potrebbe presto tornare sulla scena politica. L’ex direttore del Tg2, al centro delle cronache per il cosiddetto “Boccia gate”, sarebbe infatti pronto a guidare la lista di Fratelli d’Italia in Campania alle prossime elezioni regionali.

Secondo indiscrezioni, il giornalista e scrittore avrebbe confessato ad alcuni amici di sentirsi “lusingato” dalla proposta, che definisce una “grande opportunità” per tornare a impegnarsi per la sua terra d’origine.

Un’idea spinta da Arianna Meloni e sostenuta da Cirielli

La candidatura di Sangiuliano sarebbe stata promossa da Arianna Meloni, sorella della premier e figura centrale nella strategia politica del partito, e sostenuta apertamente da Edmondo Cirielli, candidato governatore del centrodestra in Campania.

Cirielli ha elogiato l’ex ministro definendolo «un grande interprete della cultura campana» e ha auspicato una sua discesa in campo:

«Si trova bene a Parigi, ma è molto tentato. Dovrà decidere presto», ha dichiarato.

Negli ultimi giorni, gli indizi sul possibile passo in avanti non sono mancati. Sui suoi canali social, Sangiuliano ha condiviso post dedicati al valore dell’identità territoriale e dell’impegno civile, accompagnati da riferimenti ai numerosi progetti culturali finanziati dal ministero durante il suo mandato.

Il ritorno alle origini e la nuova sfida editoriale

Mentre cresce l’attesa per la sua decisione politica, Sangiuliano è pronto anche a presentare la sua nuova opera letteraria, Il Sultano, un saggio su Recep Tayyip Erdoğan a vent’anni dalla sua ascesa al potere in Turchia.
Il volume, in uscita domani, conferma la sua attenzione per la geopolitica e i rapporti tra cultura e potere, temi centrali anche nel suo precedente lavoro da ministro, dove aveva teorizzato un “ribaltamento a destra dell’egemonia culturale”.

Tutto lascia dunque intendere che il giornalista stia preparando il suo rientro in patria, forse per un ritorno definitivo alla politica attiva.

Le critiche dell’Usigrai: “La Rai non è un tram”

Non tutti, però, accolgono con favore la prospettiva di una nuova candidatura.
L’Usigrai, il sindacato dei giornalisti della televisione pubblica, ha espresso forte preoccupazione per le cosiddette “porte girevoli” tra giornalismo e politica.
In una nota, il sindacato ha criticato l’atteggiamento del corrispondente, affermando:

«La Rai non è un tram da cui si scende e si sale a piacimento. Se davvero Sangiuliano intende candidarsi, deve prendere un periodo di aspettativa o dimettersi».

Secondo l’Usigrai, una nuova incursione in politica da parte del giornalista danneggerebbe la credibilità e l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo.

Nessuna richiesta di aspettativa, ma le cronache da Parigi continuano

Nonostante le polemiche, nessuna richiesta formale di aspettativa è stata ancora presentata.
Sangiuliano continua a lavorare come corrispondente Rai da Parigi, commentando le vicende politiche francesi come se nulla fosse.

Fonti vicine al giornalista sostengono che, nel caso decidesse di candidarsi, intenda rispettare le norme vigenti, che prevedono la possibilità di ottenere un permesso temporaneo durante la campagna elettorale, senza rinunciare né al posto né allo stipendio.
Solo in caso di elezione, Sangiuliano dovrebbe richiedere l’aspettativa, confermando così la sua volontà di non dimettersi dalla Rai, ma di mantenere aperta la via del ritorno.

Un ritorno che divide: tra ambizione personale e limiti istituzionali

Il possibile ritorno di Gennaro Sangiuliano in politica rappresenta una sfida delicata per Fratelli d’Italia, ma anche per la Rai.
Da un lato, la sua figura di intellettuale e comunicatore potrebbe rafforzare il partito in Campania; dall’altro, il suo ruolo pubblico e il passato ministeriale sollevano questioni di opportunità e trasparenza.

Tra entusiasmo politico e tensioni sindacali, resta ora da capire se l’ex ministro sceglierà davvero di lasciare la Ville Lumière per tornare là dove tutto è cominciato: la sua terra campana.

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