di Carlo Longo
Convogli militari e treni carichi di mezzi corazzati italiani diretti verso l’Est Europa. Dai depositi di Lenta all’Ucraina, i VCC1 tornano in servizio dopo decenni
Negli ultimi giorni, un lungo convoglio ferroviario filmato alla stazione di Treviso e diverse immagini provenienti dalla Slovenia hanno sollevato interrogativi sul
destino di numerosi mezzi corazzati italiani. I treni, carichi di veicoli militari, e alcuni autoarticolati ripresi in viaggio verso Nord sembrano indicare una direzione precisa: l’Ucraina.
Mentre gli aiuti militari italiani a Kiev restano coperti dal segreto di Stato, fonti ucraine confermano che i mezzi provenienti dai magazzini italiani rappresentano un nuovo contributo dell’Italia alla resistenza contro l’invasione russa.
I “Camillini”: i blindati VCC1 tornano operativi
I protagonisti di questi spostamenti sono i VCC1, blindati cingolati per il trasporto truppe prodotti da Oto Melara e derivati dai celebri M113 americani.
Negli anni Settanta, questi veicoli furono potenziati con piastre d’acciaio laterali per una maggiore protezione balistica, guadagnandosi tra i militari il soprannome di “Camillini”, per la loro forma simile al gelato pubblicizzato da Cocco Bill.
Accantonati negli anni Novanta nei depositi di Lenta (Vercelli), centinaia di esemplari giacevano inutilizzati. Le immagini satellitari mostrano ora un’ampia rimozione dei mezzi, probabilmente destinati a essere revisionati e rimessi in servizio prima della consegna all’esercito ucraino — un processo simile a quello già avvenuto per i semoventi M109 inviati durante il governo Draghi.
Perché servono ancora: semplicità meccanica e resistenza
A prima vista, i “Camillini” possono sembrare obsoleti in un conflitto dominato dai droni e dai missili di precisione. In realtà, questi mezzi offrono protezione contro bombe leggere e schegge e hanno un grande vantaggio: sono completamente meccanici, privi di sistemi elettronici complessi.
Questa caratteristica li rende facili da riparare sul campo, anche con risorse limitate. I meccanici ucraini, abituati a lavorare con trattori e macchinari agricoli, riescono a mantenerli operativi anche in condizioni difficili, senza la necessità di officine specializzate. Al contrario, i mezzi moderni e digitalizzati spesso richiedono lunghe riparazioni in Polonia, restando fuori uso per mesi.
Quanti mezzi e a che scopo
Secondo fonti di Kiev, l’Italia avrebbe promesso tra 240 e 400 VCC1, anche se non tutti sarebbero in condizioni operative. Alcuni verranno smontati per recuperare pezzi di ricambio, mentre altri verranno utilizzati per trasportare truppe, munizioni o rifornimenti.
Ogni blindato può trasportare sette soldati, un numero sufficiente per costituire piccole squadre mobili, cruciali in un conflitto dove la logistica e la rapidità di movimento fanno la differenza.
Le autoblindo Puma e gli altri mezzi avvistati
Oltre ai VCC1, sono state fotografate in Slovenia anche alcune autoblindo Puma a sei ruote, anch’esse di produzione italiana. Progettate negli anni Ottanta, queste vetture leggere sono state ritirate dopo l’esperienza in Afghanistan, dove si rivelarono vulnerabili agli ordigni esplosivi improvvisati.
Nel contesto ucraino, però, la minaccia principale proviene dai droni e dagli attacchi aerei, rendendo questi mezzi ancora utili per la ricognizione e il supporto tattico.
Voli segreti e discrezione italiana sugli aiuti a Kiev
Siti di monitoraggio come Itamilradar segnalano regolarmente voli militari italiani da Pisa a Rzeszów, la base logistica polacca degli aiuti occidentali all’Ucraina. L’ultimo volo registrato, un C-27J, è decollato il 13 settembre. Tuttavia, il contenuto dei cargo rimane top secret.
L’Italia è oggi l’unico Paese europeo a mantenere il segreto sulla natura dei propri aiuti militari a Kiev, una scelta che contrasta con la linea di trasparenza adottata da Germania, Francia e Regno Unito.
Un contributo discreto ma strategico
Sebbene si tratti di mezzi non di ultima generazione, il trasferimento di blindati e autoblindo dall’Italia all’Ucraina rappresenta un sostegno logistico di rilievo per un esercito che consuma rapidamente veicoli e materiali.
I VCC1, simbolo di una stagione militare passata, tornano ora protagonisti di una guerra che brucia risorse a un ritmo incessante, confermando il ruolo dell’Italia come alleato silenzioso ma presente nella difesa di Kiev.
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