di Emilia Morelli
La Camera approva l’immunità per Nordio, Piantedosi e Mantovano nel caso Almasri. Giorgia Meloni presente in aula per sostenere i suoi ministri
Nel pomeriggio di ieri la Camera dei Deputati ha votato a favore dell’immunità per i ministri Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, coinvolti nel caso del cittadino libico Almasri, sospettato di torture e rimpatriato nonostante un mandato d’arresto della Corte penale internazionale.
La premier Giorgia Meloni, come promesso, si è presentata a Montecitorio per sostenere i suoi ministri. La compattezza del centrodestra è stata totale: in meno di quattro ore, la maggioranza ha chiuso la discussione e blindato il voto.
Il voto dell’Aula: centrodestra unito, opposizione divisa
Il risultato finale non lascia spazio a dubbi: 251 voti a favore per Nordio e Mantovano, 256 per Piantedosi. La maggioranza, guidata da Fratelli d’Italia, ha superato senza difficoltà la prova, ma non senza polemiche.
Secondo Galeazzo Bignami, capogruppo meloniano alla Camera, i numeri dimostrano che “qualcuni franchi tiratori provengono dall’opposizione”. Il voto era infatti segreto, come nel recente caso di Ilaria Salis al Parlamento europeo. Dall’opposizione, Italia Viva ha lasciato intendere di non aver sostenuto la richiesta di processo per Piantedosi, mentre gli altri gruppi si interrogano su eventuali defezioni interne.
Meloni in Aula: presenza simbolica per blindare il governo
La presenza della premier Meloni è stata percepita come un gesto politico forte. Dopo aver inserito la tessera nel banco per il voto elettronico, ha espresso il suo sì ai tre esponenti del governo e ha lasciato l’Aula con un sorriso e un “buon lavoro a tutti”.
In Aula erano presenti quasi tutti i ministri e sottosegretari: da Tajani a Lollobrigida, da Giorgetti a Pichetto Fratin. Anche Marta Fascina, ex compagna di Silvio Berlusconi, è tornata a Montecitorio, chiacchierando con il viceministro Edmondo Cirielli.
Il caso Almasri e le parole di Nordio contro i magistrati
Al centro della vicenda resta la gestione del caso Almasri, un cittadino libico accusato di tortura e rimpatriato con un volo di Stato. Il Tribunale dei ministri aveva chiesto di processare Nordio, Piantedosi e Mantovano, ma la Camera ha deciso diversamente, concedendo l’immunità.
Dopo il voto, il ministro della Giustizia ha attaccato duramente la magistratura, parlando di “anomalie del Tribunale dei ministri” e di “uno strazio delle norme elementari del diritto”. “È andata come doveva andare”, ha commentato, ringraziando implicitamente la premier per il sostegno politico ricevuto.
L’incognita Bartolozzi: si estenderà la tutela alla capo di gabinetto di Nordio?
Un punto ancora aperto riguarda la posizione di Giusy Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia. Il centrodestra ha scelto di non includere la sua posizione nel voto di ieri, ma non è escluso che anche per lei venga sollevata la questione dell’immunità.
Nordio, interpellato dai giornalisti, si è limitato a dire: “Speriamo che il capitolo su Bartolozzi si chiuda come questo”. Una frase che lascia aperte molte interpretazioni.
Le reazioni dell’opposizione: Serracchiani accusa i ministri di aver mentito
Dura la replica del centrosinistra. La deputata Debora Serracchiani (PD) ha attaccato frontalmente il governo: “I ministri hanno diritto di mentire in Parlamento?”. Nordio ha risposto difendendosi, sostenendo che “il segreto istruttorio” avrebbe impedito di fornire spiegazioni complete ai parlamentari durante le indagini.
Con il voto di Montecitorio, il governo Meloni evita un processo politicamente esplosivo e si prepara a chiudere il caso. Ma sul piano politico, la vicenda lascia aperti dubbi e tensioni sulla tenuta della maggioranza e sulla trasparenza del rapporto tra esecutivo e magistratura.
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