di Redazione
A circa 120 miglia nautiche dalla costa di Gaza, la Flotilla è determinata a sfidare il blocco navale israeliano per consegnare aiuti. Intanto è prevista una conferenza stampa in acque internazionali
La Global Sumud Flotilla (GSF) ha raggiunto nella mattinata di oggi le 120 miglia nautiche al largo della Striscia di Gaza, avvicinandosi pericolosamente alla linea del blocco navale imposto da Israele. Le navi del convoglio umanitario, cariche di cibo e forniture mediche destinate alla popolazione palestinese, proseguono la navigazione in acque internazionali, nonostante le intimidazioni e il rischio di un’intercettazione imminente. «Nonostante queste aggressioni sconsiderate, la Flottiglia rimane imperterrita e continua la sua rotta con determinazione. Trasportiamo cibo e medicine urgentemente necessari», si legge in un comunicato rilasciato a bordo.
Pressione militare crescente: Israele schiera le sue navi
Nelle ultime 24 ore, la Marina israeliana ha intensificato la propria presenza nelle acque al largo di Gaza. Una nave militare è partita dal porto di Ashdod nel primo pomeriggio, con l’obiettivo apparente di raggiungere la rotta della Flotillia. Le navi del convoglio, in particolare le imbarcazioni Alma e Sirius, sono già state bersaglio di operazioni ostili: circondate da navi da guerra, hanno subito l’interruzione forzata delle comunicazioni e sono state costrette a brusche manovre evasive per evitare collisioni. «Le manovre sconsiderate e intimidatorie della Marina israeliana hanno esposto i partecipanti a gravi rischi», afferma la GSF. «Le navi da guerra hanno disattivato le comunicazioni, hanno aggirato aggressivamente imbarcazioni civili e hanno costretto i capitani a manovre pericolose».
Secondo quanto riportato dalla Flottiglia, le azioni delle forze israeliane costituiscono una grave violazione del diritto internazionale e mettono in pericolo la vita di civili disarmati provenienti da oltre 40 paesi.
Silenzio e abbandono: le istituzioni internazionali assenti
Mentre la tensione cresce, le autorità internazionali e regionali restano in silenzio. Nessuna istituzione sovranazionale ha finora espresso una posizione chiara sulla missione della GSF né sulle provocazioni militari documentate nel corso della notte. A bordo delle navi, cresce il senso di isolamento, ma anche di determinazione. I partecipanti, tra cui attivisti, medici e osservatori legali, denunciano un disinteresse globale e un abbandono istituzionale. «Siamo volontari umanitari pacifici che navigano in acque internazionali per sfidare l’assedio illegale di Gaza e fornire aiuti a una popolazione che affronta la fame e il genocidio», dichiara l’equipaggio. «Interferire con il nostro passaggio è illegale, e qualsiasi attacco o intercettazione costituisce un crimine di guerra».
Conferenza stampa in mare: la Flotilla rompe il silenzio
Per fare chiarezza e rompere l’isolamento mediatico, la GSF ha convocato una conferenza stampa oggi alle 12:30 ora locale di Gaza (11:30 italiane). L’evento, che sarà trasmesso in streaming da una delle navi della Flottiglia, avverrà in acque internazionali alla presenza di esperti legali e marittimi di fama internazionale. «La nostra missione rimane chiara: sfidare l’assedio illegale di Israele su Gaza, stare al fianco del popolo palestinese e fornire aiuti a una popolazione assediata», ribadiscono i partecipanti. «Non ci fermeranno. Continueremo a navigare finché non avremo compiuto il nostro dovere».
Con il convoglio sempre più vicino alla linea rossa del blocco, il rischio di un’intercettazione o di un confronto diretto appare ogni ora più concreto. Tutti gli occhi sono puntati su Gaza, sul mare e su una Flottiglia che sfida apertamente una delle crisi più drammatiche della geopolitica contemporanea.
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