di Carlo Longo

La Procura di Roma ha richiesto il rinvio a giudizio per Maria Rosaria Boccia dopo l’inchiesta avviata su denuncia di Gennaro Sangiuliano. Contestati cinque reati, dalle minacce alla diffusione di conversazioni private

bocciaLa Procura della Repubblica di Roma ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Maria Rosaria Boccia, al termine di un’indagine durata quasi unanno. A presentare la denuncia era stato Gennaro Sangiuliano, già ministro della Cultura e oggi giornalista Rai, indicato come parte lesa nel procedimento.

Le indagini, coordinate dalla pm Giulia Guccione e condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci, hanno preso in esame i fatti avvenuti tra maggio 2024 e aprile 2025.

I reati contestati

Secondo gli inquirenti, a Boccia vengono attribuite cinque ipotesi di reato: atti persecutori, lesioni personali, falso ideologico, interferenze illecite nella vita privata e diffamazione aggravata.

La ricostruzione della Procura descrive una serie di condotte ripetute e invasive che, dopo la fine della relazione con Sangiuliano, avrebbero avuto ripercussioni sia sulla sua vita privata che su quella istituzionale.

Gli episodi contestati

Tra gli episodi indicati dagli investigatori compaiono:

  • la richiesta di un incarico fiduciario al ministero della Cultura,

  • l’accesso non autorizzato al cellulare dell’ex ministro,

  • la sottrazione della fede nuziale,

  • la pubblicazione sui social di foto personali senza consenso,

  • minacce rivolte anche alla moglie di Sangiuliano.

Particolare rilievo ha assunto l’aggressione avvenuta il 17 luglio 2024 a Sanremo, quando l’ex ministro avrebbe riportato una ferita di oltre nove centimetri al capo, giudicata come lesione personale.

Un mese dopo, il 9 agosto 2024, Boccia avrebbe spinto Sangiuliano a confessare un tradimento in una telefonata registrata a sua insaputa. Una parte di quell’audio, secondo la Procura, sarebbe poi stata diffusa alla stampa e trasmessa da una rete televisiva.

Le posizioni delle parti

Gli avvocati di Sangiuliano, Silverio Sica e Giuseppe Pepe, hanno annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile, definendo la richiesta di rinvio a giudizio “un primo riscontro giudiziario che conferma la verità del loro assistito”.

Dal canto loro, i legali di Boccia, Francesco Di Deco e Saverio Sapia, hanno criticato la diffusione mediatica della notizia, giudicandola una violazione della riservatezza degli atti istruttori, non ancora accessibili neppure alle parti coinvolte.

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