di Corinna Pindaro

 Stephen Miller, consigliere e vicecapo di gabinetto di Trump, è considerato il vero “primo ministro” della Casa Bianca. Ecco chi è e quale potere esercita

millerNegli Stati Uniti molti lo definiscono “il primo ministro di Trump”, un incarico che formalmente non esiste ma che rende bene l’idea del ruolo che Stephen Miller ha assunto nell’attuale amministrazione americana. Ufficialmente è vicecapo di gabinetto e consigliere per la sicurezza interna, ma nella pratica è il più fidato collaboratore del presidente e la sua voce si riflette in quasi ogni decisione politica interna.

Dietro numerose mosse controverse della Casa Bianca, dagli arresti di massa degli immigrati irregolari all’invio della Guardia Nazionale nelle grandi città, c’è la sua regia. I critici lo accusano di alimentare una visione autoritaria e di stravolgere i valori fondanti della democrazia americana.

Dalle prime provocazioni al radicalismo politico

Nato in California da una famiglia agiata e di origini ebraiche, Miller ha iniziato a distinguersi già a scuola per le sue posizioni radicali. Criticava apertamente i compagni di origine ispanica e scriveva articoli contro l’immigrazione sul giornale del liceo. Dopo la laurea alla Duke University, si è fatto notare difendendo posizioni ultraconservatrici e collaborando con figure come Jeff Sessions e la testata Breitbart News, vicina agli ambienti suprematisti.

Il legame con Trump e i discorsi presidenziali

Il vero salto di qualità arriva nel 2016, quando entra nello staff della campagna di Donald Trump come speechwriter. È lui l’autore del celebre discorso inaugurale della presidenza, noto per i toni cupi e di rottura. Da allora ha plasmato gran parte della linea dura sull’immigrazione: dal bando dei cittadini provenienti da Paesi musulmani alla separazione delle famiglie migranti al confine con il Messico.

Nonostante l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 e le indagini successive, Miller è rimasto fedele a Trump ed è oggi l’unico membro di spicco del primo mandato a ricoprire un ruolo centrale anche nel secondo.

Un’“eminenza grigia” con ambizioni da leader

A differenza di altri strateghi, Miller non si limita a lavorare dietro le quinte. Ai funerali di Charlie Kirk, l’influencer trumpiano assassinato nel settembre 2025, ha parlato davanti a centinaia di migliaia di persone promettendo “un’azione tonante” contro i nemici dell’America conservatrice. Le sue parole, dure e apocalittiche, hanno confermato la sua crescente centralità nel movimento trumpiano.

Steve Bannon, già capo stratega della prima amministrazione Trump, lo ha definito il vero “primo ministro” del nuovo corso politico, l’architetto del programma per cambiare radicalmente l’America.

Le critiche e l’accusa di derive autoritarie

I detrattori vedono in lui un pericoloso estremista, capace di rispolverare leggi dimenticate come l’Alien Enemies Act del 1798 per giustificare deportazioni di massa. Le sue richieste alle forze di polizia, come la quota di 3.000 arresti al giorno di immigrati irregolari, sono considerate misure draconiane.

Perfino alcuni membri della sua famiglia hanno preso pubblicamente le distanze, ricordando le proprie origini ebraiche e accusandolo di tradire i valori per i quali i loro antenati erano fuggiti dalle persecuzioni.

Quando gli è stato chiesto di commentare il celebre sonetto inciso ai piedi della Statua della Libertà, simbolo dell’accoglienza americana, Miller ha liquidato la questione affermando che quelle parole erano state aggiunte in seguito e che la statua non aveva nulla a che vedere con l’immigrazione. Una risposta che per molti riassume la sua visione: una fiaccola che non illumina più la speranza, ma un’America chiusa, guidata dall’ideologia di chi oggi siede accanto a Trump.

(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati

L’articolo Stephen Miller, l’ombra di Trump: l’uomo che guida la Casa Bianca senza titolo ufficiale proviene da Associated Medias.