di Martina Esposito

Alle 19.15 italiane una conferenza stampa congiunta segnala un’intesa vicina sul piano per Gaza in 21 punti. Diversi i veti dei Paesi arabi, intanto la Flotilla prosegue verso la Striscia

A Washington l’incontro tra il presidente statunitense Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu segna un momento cruciale nel tentativo di porre fine alla guerra in corso nella Striscia di Gaza. Dopo settimane di contatti e indiscrezioni, la Casa Bianca ha confermato una conferenza stampa congiunta alle 19:15 ora italiana, segnale che un’intesa potrebbe essere vicina. Secondo fonti riportate dal Times of Israel, un precedente colloquio tra Netanyahu, l’inviato speciale Usa Steve Witkoff e Jared Kushner — genero e consigliere di Trump — sarebbe stato “positivo”, con «segnali di ottimismo» su un possibile piano di pace. Il documento in discussione sarebbe un articolato piano in 21 punti, presentato da Trump come una soluzione di compromesso “accettabile da tutte le parti” in Medio Oriente.

Diversi veti dai Paesi arabi

Tuttavia, diversi paesi arabi e la stessa Autorità Palestinese hanno chiesto modifiche sostanziali alla bozza, secondo quanto riferisce Channel 12. Tra i punti contestati vi è l’imposizione del disarmo di Hamas, che alcuni governi arabi vorrebbero sostituire con una più generica “consegna volontaria delle armi”. Altro nodo è il futuro assetto politico della Striscia: secondo le fonti, le capitali arabe chiedono che ogni governance sia coordinata con l’Autorità Palestinese, escludendo formule unilaterali. Infine, emerge anche un veto condiviso nei confronti di Tony Blair, ex primo ministro britannico, indicato dagli americani come potenziale supervisore dell’accordo: la sua figura, dicono gli arabi, non garantirebbe la necessaria neutralità.

Gantz: «Meglio tardi che mai»

Sul fronte interno israeliano, il piano divide. Se l’estrema destra al governo lo boccia in blocco — ritenendolo troppo indulgente e incompatibile con l’obiettivo dell’annessione permanente di Gaza e di parti della Cisgiordania — arriva invece un sì convinto da parte del leader dell’opposizione Benny Gantz. «Il quadro del presidente Trump è un’enorme opportunità per Israele. Dobbiamo essere fermi su due punti: tutti gli ostaggi devono tornare a casa e Israele deve mantenere la propria libertà d’azione in ambito di sicurezza», ha scritto su X l’ex generale e capo del partito Unità Nazionale. Gantz ha aggiunto che «questo quadro si poteva raggiungere molto tempo fa, ma meglio tardi che mai». Una posizione che, sebbene minoritaria nel parlamento israeliano attuale, rappresenta il consenso di una parte dell’opinione pubblica stanca del conflitto prolungato.

Intanto la Flotilla va avanti

Mentre il piano di Trump per Gaza agita le cancellerie, nel Mediterraneo prosegue la navigazione della Sumud Flotilla, composta da 42 imbarcazioni civili cariche di aiuti umanitari e attivisti diretti verso la Striscia. Le navi si trovano ancora in acque internazionali e puntano ad arrivare entro giovedì, ma le pressioni per deviare la rotta si intensificano. A Roma, la portavoce italiana del movimento Global Movement to Gaza, Maria Elena Delia, ha incontrato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha lanciato un chiaro avvertimento: «Forzare un blocco navale espone a pericoli elevatissimi e non gestibili». E ha aggiunto: «Il vostro impegno non deve trasformarsi in un gesto drammatico e inutile».

Delia, però, ha confermato che la missione continuerà: «Navighiamo in acque internazionali nella piena legalità. Questa è la nostra responsabilità». La delegazione ha visto anche Elly Schlein, mentre resta aperta — ma per ora senza esiti — la mediazione del Patriarcato latino di Gerusalemme, che propone di deviare su Cipro e far arrivare gli aiuti ad Ashdod. Israele accusa la Flotilla di rifiutare ogni alternativa e definisce la missione «una provocazione al servizio di Hamas». Le navi hanno superato Creta dopo una notte agitata, monitorate da droni e osservate a distanza da una fregata italiana. Restano aperte solo ipotesi informali, come un possibile sbarco nei pressi del valico di Rafah, ma per ora il governo Netanyahu chiude ogni spiraglio.

Intanto la flotta ha incontrato alcuni inconvenienti strutturali. Gli organizzatori, tramite il proprio canale Telegram, hanno comunicato un blocco temporaneo a causa di un’avaria alla nave Johnny M, colpita da una perdita nella sala macchine. «La situazione non è stata risolta in mare e la nave non è in grado di proseguire. Tutti i partecipanti sono stati trasferiti in sicurezza su un’altra imbarcazione», hanno dichiarato. Alcuni membri saranno redistribuiti su altri mezzi, altri invece torneranno a terra. Nonostante l’inconveniente, il movimento assicura che «non ci saranno ritardi significativi nella missione, che resta programmata per arrivare a Gaza entro quattro giorni».

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L’articolo Trump e Netanyahu a Washington: «segnali di ottimismo» su un possibile piano di pace proviene da Associated Medias.