di Velia Iacovino
Due test cruciali per gli equilibri tra centrodestra e centrosinistra in vista delle prossime sfide in Toscana, Campania, Puglia e Veneto.
Marche e Valle d’Aosta hanno aperto la lunga stagione elettorale d’autunno, che nelle prossime settimane vedrà alle urne anche Calabria, Toscana, Campania, Puglia e Veneto. Nelle Marche si è votato oggi domenica 28 settembre (7-23) e si voterà domani lunedì 29 dalle 7 alle 15 per eleggere direttamente il nuovo presidente di Regione e il Consiglio regionale. In Valle d’Aosta, invece, urne aperte soltanto per oggi fino alle 23: qui i cittadini scelgono i 35 consiglieri regionali che poi, una volta insediati, eleggeranno il presidente. La sfida è tra Francesco Acquaroli (centrodestra), governatore uscente, 51 anni, economista, ex sindaco di Potenza Picena e “fedelissimo” di Giorgia Meloni, che ha puntato la campagna sull’effetto continuità e sul rapporto privilegiato con il governo; e Matteo Ricci (centrosinistra), 50 anni, ex sindaco di Pesaro ed eurodeputato, che ha costruito una campagna itinerante (“comizi d’amore”, bici elettrica, barca mangia-rifiuti), sostenendo un “campo largo” che va dal Pd a M5S, Avs, Italia Viva e Azione. I suoi temi: sanità, lavoro e infrastrutture. Qui il centrosinistra punta a una vittoria che darebbe slancio alle successive sfide in Toscana, Campania e Puglia. Il centrodestra, invece, con la conferma del governatore Acquaroli, vedrebbe rafforzata la coalizione nazionale e un buon segnale in vista delle elezioni in Calabria, dove Roberto Occhiuto è dato per favorito. Lo schema numerico è 4-2 per il centrosinistra o 3-3 per il centrodestra, risultato che a due anni dalle politiche sarebbe considerato incoraggiante. Una riconferma nelle Marche eviterebbe tensioni interne, poiché Fratelli d’Italia non dovrebbe più chiedere riequilibri in Veneto. In caso di successo di Acquaroli, già a metà settimana potrebbero chiudersi gli accordi sui candidati presidenti: Veneto alla Lega (Alberto Stefani), Campania a Forza Italia (probabile un nome civico) e Puglia a Fratelli d’Italia (circola Marcello Gemmato). La campagna è stata intensa: Acquaroli ha puntato sulla continuità, sui toni bassi e sul rapporto con il governo; Ricci, eurodeputato da un anno, sul cambiamento, sanità, infrastrutture e, in chiusura, sul riconoscimento della Palestina, mentre il governatore è rimasto silente sul tema. Corrono anche altri quattro candidati: Claudio Bolletta (Democrazia sovrana popolare), Francesco Gerardi (Forza del Popolo), Lidia Mangani (Partito comunista italiano) e Beatrice Marinelli (Evoluzione della Rivoluzione). Non è previsto voto disgiunto e, se il candidato supera il 40%, la coalizione ottiene il premio di maggioranza. Intanto l’affluenza alle urne alle 19 è sembrata assestarsi al 30,24% contro il 32,94% della stessa ora del 2020.
In Valle d’Aosta non si elegge direttamente il presidente della Regione, ma solo il Consiglio regionale, formato da 35 consiglieri. I seggi vengono ripartiti in modo proporzionale tra le liste usando il metodo del quoziente e dei più alti resti: si divide il totale dei voti validi (cioè senza bianche e nulle) per 35, ottenendo così il quoziente elettorale. Ogni lista riceve un numero di seggi pari al numero di volte in cui raggiunge quel quoziente. I seggi che restano da distribuire vengono assegnati in base ai “resti” più alti, cioè ai voti residui non sufficienti a completare un quoziente. Per limitare la frammentazione, esistono due soglie di sbarramento: restano fuori le liste che non raggiungono almeno il quoziente elettorale; tra quelle che superano il primo filtro, non partecipano alla ripartizione dei seggi quelle che non hanno voti sufficienti ad ottenere almeno due seggi. Se una lista, da sola o in coalizione, ottiene almeno il 42% dei voti, scatta un premio di maggioranza: le vengono attribuiti direttamente 21 seggi su 35, garantendole il controllo del Consiglio. Se invece nessuno raggiunge quella soglia, i seggi vengono distribuiti solo in base alle percentuali ottenute, senza premi.
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