di Mario Tosetti
Dopo l’uccisione dell’attivista conservatore Charlie Kirk, Donald Trump annuncia l’invio di truppe a Portland per proteggere l’Ice e fronteggiare i disordini. Il sindaco Wilson respinge l’intervento federale
Donald Trump ha annunciato su Truth l’immediato dispiegamento di truppe federali a Portland. La decisione, presa «su richiesta della segretaria per la Sicurezza Nazionale Kristi Noem», affida al segretario alla Guerra Pete Hegseth il compito di inviare «tutte le forze necessarie» per proteggere la città e i presidi dell’Ice, definiti «sotto assedio da Antifa e altri terroristi interni». L’ex presidente ha aggiunto di aver autorizzato «l’uso della piena forza, se necessario».
Il contesto: dalla morte di Charlie Kirk alle proteste contro l’Ice
La mossa di Trump arriva dopo l’assassinio dell’attivista conservatore Charlie Kirk, episodio che ha spinto l’ex presidente a rafforzare la sua retorica contro la «sinistra radicale», accusata di fomentare la violenza politica. Già nei mesi estivi, Trump aveva autorizzato l’impiego della Guardia nazionale e di reparti dei Marines a Los Angeles.
A Portland la tensione resta alta da tempo: la sede locale dell’Ice, l’agenzia responsabile della gestione dei migranti, è stata più volte teatro di proteste. Alcune manifestazioni sono sfociate in scontri con le forze dell’ordine, con agenti federali feriti e arresti di manifestanti. La situazione è degenerata ulteriormente quando, a inizio mese, un gruppo di attivisti ha eretto una ghigliottina davanti alla struttura, gesto definito dal Dipartimento per la Sicurezza Interna come «comportamento squilibrato».
Le parole di Trump e la posizione della Casa Bianca
Parlando dallo Studio Ovale, Trump ha lasciato intendere che siano già in corso operazioni di sicurezza: «Andremo là fuori e faremo un bel numero di colpi contro quelle persone a Portland», ha dichiarato, definendo i manifestanti «agitatori professionisti e anarchici». L’ex presidente aveva già descritto la città come «un inferno» e minacciato l’invio di truppe federali, ventilando lo stesso approccio per altre metropoli come Chicago e Baltimora.
La reazione del sindaco di Portland
Il sindaco Keith Wilson ha respinto con fermezza l’intervento federale, affermando di non aver chiesto né di aver bisogno del supporto militare: «Portland difende la libertà di espressione, affrontando al contempo episodi occasionali di violenza e danneggiamenti». Nonostante le rassicurazioni del primo cittadino, l’amministrazione comunale si prepara a gestire l’impatto dell’arrivo delle truppe.
Un clima di tensione anche in altre città
Non solo Portland: anche Memphis, in Tennessee, si sta preparando a ricevere rinforzi della Guardia nazionale. Il timore è che la decisione di Trump possa aprire a un’escalation di tensioni tra manifestanti, autorità locali e forze federali, trasformando lo scontro politico in un conflitto aperto nelle strade delle città americane.
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