di Emilia Morelli
Il presidente argentino Javier Milei vola a Washington per chiedere aiuto a Donald Trump. Gli Stati Uniti promettono una linea di swap da 20 miliardi di dollari per salvare il peso e garantire stabilità ai mercati
In uno dei momenti più complessi della sua presidenza, Javier Milei ha scelto di rivolgersi direttamente all’alleato Donald Trump per affrontare la crisi economica e politica che scuote l’Argentina. Il leader ultralibertario è volato a Washington in cerca di sostegno, ottenendo rassicurazioni che hanno immediatamente calmato i mercati. Trump lo ha incoraggiato con parole chiare – “non ti abbandoneremo” – mentre il Tesoro americano ha annunciato un piano concreto di aiuti.
La promessa americana: 20 miliardi di dollari
Il segretario al Tesoro statunitense, Bessent, ha comunicato l’avvio di trattative con la Banca centrale argentina per una linea di swap valutario da 20 miliardi di dollari. A questa misura si aggiunge la disponibilità, se necessario, ad acquistare titoli di Stato argentini, fornendo così una rete di sicurezza per la stabilità finanziaria del Paese.
Una presidenza sotto pressione
Il bisogno di dollari è urgente. Dopo la sconfitta elettorale nella provincia di Buenos Aires e lo scandalo corruzione che ha coinvolto la sorella Karina Milei, capo dello staff presidenziale, la fiducia politica e finanziaria del presidente si è incrinata. La sua “rivoluzione della motosega”, basata su tagli radicali alla spesa pubblica, si regge ora sulla credibilità internazionale e sull’appoggio degli Stati Uniti.
Il peso argentino e la sfida delle elezioni di ottobre
Negli ultimi giorni la Banca centrale argentina aveva consumato gran parte delle riserve in valuta estera per difendere il peso, minacciato da una nuova spirale inflattiva. L’intervento di Trump ha ridato ossigeno ai mercati e dovrebbe consentire a Milei di arrivare senza ulteriori shock alle elezioni di metà mandato del 26 ottobre. L’esito di quel voto sarà decisivo per capire quanto spazio politico avrà il presidente in un Parlamento dominato dalle opposizioni.
La difficile strada della “rivoluzione”
Nonostante i primi risultati positivi in termini di riduzione dell’inflazione, surplus di bilancio e ripresa economica, la politica di austerità di Milei continua a pesare sulla popolazione argentina, colpita dai tagli a welfare e sussidi. Le recenti turbolenze dimostrano che le fondamenta economiche restano fragili: il peso è sopravvalutato, mancano riserve stabili di valuta estera e la fiducia degli investitori è ancora precaria.
La tanto proclamata rivoluzione rischia così di trasformarsi in una dipendenza costante dal sostegno internazionale, in particolare da Washington e dal Fondo monetario.
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