di Emilia Morelli
La Corte dei conti respinge la delibera Cipess sul Ponte sullo Stretto e chiede al governo risposte su costi, procedure e rispetto delle norme europee. L’iter voluto da Salvini subisce una battuta d’arresto
La Corte dei conti ha rimandato indietro la delibera Cipess relativa al Ponte sullo Stretto, invitando il comitato interministeriale a ritirarla in autotutela. L’amministrazione ha venti giorni di tempo per fornire chiarimenti su diversi aspetti ritenuti critici.
Secondo i giudici, l’iter accelerato introdotto dal governo Meloni con il decreto del 2023 e successive modifiche normative ha compresso passaggi fondamentali nella gestione di un’opera di simile portata.
Mancano pareri tecnici e risposte su Via e Vas
Nel documento, la Corte rileva l’assenza del parere del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, passaggio obbligatorio in fase progettuale. Restano inoltre inevase alcune osservazioni legate alle procedure ambientali Via e Vas, sulle quali anche la Commissione europea ha chiesto chiarimenti.
I dubbi sui costi dell’opera
Uno dei nodi principali riguarda la spesa complessiva. I magistrati chiedono spiegazioni sulle differenze tra la valutazione della società Kpmg e i dati contenuti nel quadro economico approvato dal Cipess, con una discrepanza di oltre 27 milioni di euro.
Ulteriori rilievi toccano gli oneri di progettazione, i criteri di calcolo per la sicurezza, gli incrementi registrati rispetto ai progetti preliminari e le stime di traffico elaborate dalla società di consulenza Tplan Consulting, ritenute poco chiare.
Il nodo delle norme europee sugli appalti
La Corte ha sollevato perplessità anche sul rispetto della direttiva UE 2014/24 in materia di appalti pubblici. Bruxelles aveva già richiesto documentazione sull’appalto e sul contratto con i privati, che secondo i giudici potrebbe non essere pienamente in linea con le regole europee.
Iter sospeso e rischio danno erariale
In attesa delle risposte richieste, la delibera Cipess non potrà essere approvata né pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Di conseguenza, i cantieri preparatori non possono essere avviati senza incorrere nel rischio di danno erariale.
Il deputato dem Anthony Barbagallo ha sottolineato che “le criticità maggiori riguardano l’iter contrattuale che non ha previsto una nuova gara, con la possibilità concreta di violare le normative europee”.
Un ulteriore elemento di tensione riguarda il contratto già firmato dallo Stato, tramite la società Stretto di Messina, con i soggetti privati: in caso di mancata realizzazione per cause non imputabili al contraente, scatterebbero penali a carico della parte pubblica.
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