di Carlo Longo
Javier Milei affronta il crollo del peso e la fuga degli investitori. Il presidente argentino cerca sostegno da Trump per evitare il tracollo economico
Il presidente argentino Javier Milei si trova oggi in un passaggio cruciale del suo mandato. Dopo mesi in cui sembrava aver conquistato i mercati grazie a una politica di austerità durissima, il suo progetto di “rivoluzione liberista” rischia di arenarsi. Il taglio drastico ai sussidi e alle spese sociali ha permesso di ridurre l’inflazione e stabilizzare temporaneamente il peso, mentre il prestito da 20 miliardi del Fondo Monetario Internazionale ha dato un po’ di ossigeno a Buenos Aires. Tuttavia, la sconfitta elettorale nella provincia di Buenos Aires e lo scandalo che ha coinvolto la sorella del presidente hanno incrinato il consenso politico, alimentando dubbi sulla tenuta del governo.
Mercati in fuga e peso sotto pressione
Il malessere politico ha avuto conseguenze immediate sull’economia. Nelle ultime settimane, gli investitori hanno accelerato la fuga dal mercato argentino, costringendo la Banca centrale a bruciare miliardi di dollari in riserve per difendere la valuta nazionale. Nonostante le rassicurazioni di Milei, la fragilità del sistema resta evidente: con riserve stimate attorno ai 20 miliardi di dollari, l’Argentina non ha margini ampi per sostenere a lungo il peso.
Il ritorno delle restrizioni e l’apertura a Trump
Per invertire la rotta, il governo ha reintrodotto limiti al mercato valutario e abolito le tasse sulle esportazioni di cereali, nella speranza di attrarre dollari freschi. Misure che però non sembrano sufficienti a rassicurare gli investitori. Da qui la scelta di Milei di rivolgersi direttamente a Donald Trump, considerato un alleato politico e un modello. Dalle dichiarazioni del segretario al Tesoro statunitense Bessent emerge la possibilità di un intervento finanziario senza condizioni, che ha già regalato un momentaneo rimbalzo ai mercati argentini.
Verso un futuro incerto
L’appoggio americano potrebbe garantire stabilità fino alle prossime elezioni di metà mandato, ma non risolve i problemi strutturali dell’economia argentina. Anche in caso di aiuti, Milei dovrà affrontare un Parlamento probabilmente ostile e il rischio di dover rivedere le sue promesse radicali, come la dollarizzazione e l’abolizione della Banca centrale. La sua “rivoluzione della motosega” appare oggi appesa a un filo, sospesa tra la speranza di un sostegno esterno e l’incertezza politica interna.
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