di Carlo Longo
Il governo italiano adotta una linea cauta sul dossier Gaza: sanzioni Ue, riconoscimento dello Stato di Palestina e tensioni con Israele. Ecco come Roma si muove tra Europa e Nazioni Unite
Il governo italiano continua a muoversi con cautela sulla questione di Gaza. L’ultimo esempio è arrivato durante la riunione del Coreper a Bruxelles, dove la Commissione europea ha presentato le proprie proposte di intervento. La Francia ha chiesto tempi rapidi e sanzioni immediate contro Israele, mentre l’Italia ha sollevato dubbi di natura procedurale. La questione posta dal rappresentante italiano riguarda la modalità di voto: maggioranza qualificata o unanimità? Un dettaglio che, se confermato, potrebbe rallentare o bloccare le misure commerciali proposte.
Differenze con Parigi e sguardo verso l’Onu
Lo scontro di posizioni tra Roma e Parigi non si esaurisce a Bruxelles. È destinato a ripetersi anche a New York, dove la prossima settimana si terrà l’assemblea generale delle Nazioni Unite. L’Italia ha già votato a favore del riconoscimento dello Stato di Palestina, ma con una clausola che lascia totale autonomia ai singoli Paesi sul momento in cui compiere il passo. Emmanuel Macron intende annunciare la decisione all’Onu, mentre Giorgia Meloni confermerà la linea della gradualità, ribadendo che il riconoscimento deve avvenire solo al termine di un processo politico concreto.
Tajani tra critiche a Israele e cautela sullo Stato palestinese
In Senato, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha preso le distanze da alcune dichiarazioni del governo israeliano, criticando le parole del ministro Bezalel Smotrich e definendo “carneficina” quanto accade a Gaza. Allo stesso tempo ha sottolineato che l’Italia sosterrà il percorso verso la costruzione di uno Stato palestinese, ma senza riconoscerlo formalmente ora: “Oggi non esiste uno Stato palestinese”, ha spiegato.
Un video diffuso dal programma Piazzapulita ha riportato dichiarazioni di Tajani del 2024, in cui sembrava opporsi a qualsiasi ipotesi di Stato palestinese. Il ministro ha chiarito che la sua posizione è sempre stata condizionata: nessun riconoscimento senza garanzie per Israele e senza l’esclusione di Hamas come interlocutore.
Le sanzioni: aperture e limiti
Sul fronte delle sanzioni, Roma apre alla possibilità di misure contro i coloni violenti e contro ministri israeliani che hanno espresso posizioni estremiste. Diverso il discorso per i provvedimenti di carattere commerciale, che secondo Tajani vanno valutati con attenzione per evitare effetti negativi sui civili israeliani.
La posizione di Salvini
Dalla coalizione di governo arriva anche la voce di Matteo Salvini. Intervistato da un’emittente israeliana, il leader della Lega ha definito “un errore clamoroso” il riconoscimento immediato dello Stato palestinese, finché Hamas rimane attivo. Ha inoltre accusato alcune istituzioni europee di alimentare un “antisemitismo dilagante”.
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