di Velia Iacovino

Restano insanabili le divergenze sulla Palestina e sul conflitto ucraino il premier vritannico ha invocato pressioni su Mosca

 

 

Così vicini, così lontani. Donald Trump e Keir Starmer hanno messo in scena a Chequers, residenza di campagna dei primi ministri britannici, una sintonia personale e politica che va dalla difesa alla sicurezza, dall’hi-tech agli investimenti. Un’intesa celebrata con sorrisi, strette di mano e lodi reciproche, suggellata persino dalla cornice regale di Windsor. Ma sotto la superficie restano insanabili divergenze sulle due crisi più laceranti del presente: la guerra in Ucraina, che dura da tre anni e mezzo, e l’escalation nella Striscia di Gaza, che da quasi due anni devasta il Medio Oriente.

L’ombra di Putin sull’intesa

Sul conflitto ucraino, il premier laburista ha invocato pressioni aggiuntive su Mosca, ricordando la necessità di un impegno americano a fianco della “Coalizione dei Volenterosi” lanciata con Emmanuel Macron. Trump, però, ha ribadito la sua linea di cautela: “Putin mi ha davvero deluso”, ha detto, ma senza andare oltre la speranza di “qualche buona notizia” nelle prossime settimane. Per il presidente americano, la chiave resta nelle mani dell’Europa, chiamata a interrompere le forniture di petrolio russo come unica leva credibile. Nessuna apertura, invece, sulle garanzie di sicurezza chieste da Kiev e ricordate persino da re Carlo III durante il banchetto di Stato a Windsor.

Palestina: divergenze insanabili

Ancora più netta la distanza sulla crisi di Gaza. Starmer ha definito “intollerabile” la situazione umanitaria, ribadendo l’impegno britannico – condiviso con Francia e altri Paesi europei – a riconoscere formalmente lo Stato di Palestina all’Onu entro fine mese. Trump ha respinto l’iniziativa come “uno dei pochi motivi di divergenza”, riportando il discorso sul “7 ottobre”, sulla “brutalità” di Hamas e sulla liberazione degli ostaggi israeliani come condizione preliminare a qualsiasi pressione su Netanyahu.

L’asse degli affari

Al netto delle fratture geopolitiche, il vertice ha sancito un rafforzamento concreto dell’alleanza economica. È stato firmato un accordo di cooperazione tecnologica da 250 miliardi di dollari, con l’intelligenza artificiale al centro, che Trump ha definito “il sigillo indistruttibile” della relazione fra Stati Uniti e Regno Unito. Accanto al business, sintonia anche sul fronte della linea dura contro i migranti irregolari. Sul commercio, resta intatta l’intesa bilaterale privilegiata al 10% concessa da Washington a Londra nei mesi scorsi. Quanto allo scandalo Epstein, imbarazzante per entrambi, la soluzione è stata un tacito patto del silenzio: emblematico il caso di lord Peter Mandelson, ambasciatore britannico a Washington, costretto da Starmer alle dimissioni per i rapporti con il defunto faccendiere,

 

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