di Redazione
Dopo Francia e Svizzera, approda anche in Italia la società guidata da Arnaud Dubois e François Carbone che apre il mercato dell’arte al modello dei club deal
Nel panorama sempre più sfaccettato degli investimenti alternativi, l’arte torna protagonista sul mercato. Non più soltanto oggetto di passione o privilegio per pochi collezionisti, ma strumento finanziario regolamentato e accessibile a una platea più ampia. È la visione di Matis, realtà fondata nel 2023 da Arnaud Dubois, esperto di arte, e François Carbone, imprenditore nel settore degli investimenti, che ha scelto l’Italia come nuova tappa della propria espansione europea.
Il modello Matis tra finanza e cultura
Prima società in Europa ad aver ricevuto l’autorizzazione dell’Autorité des Marchés Financiers per proporre co-investimenti in arte contemporanea, Matis ha creato un modello inedito: club deal dedicati a opere di artisti iconici del XX secolo – da Warhol a Fontana, da Soulages a Boetti – selezionate come vere e proprie “blue chip” del mercato culturale. Opere che oscillano tra i 500mila e i 5 milioni di euro e che, per stabilità e liquidità, vengono paragonate ai titoli di borsa più solidi.
In meno di due anni Matis ha finanziato 65 operazioni, con oltre 30 milioni di euro raccolti nel 2024 e un obiettivo ambizioso: raggiungere quota 60 milioni entro la fine del 2025. Già 16 opere sono state rivendute – fra cui un Fontana – restituendo agli investitori circa 14 milioni di euro, con un rendimento netto medio del 17,7% e un IRR annualizzato del 33,3% (dati aggiornati a settembre 2025).
Milano come hub strategico
Per guidare lo sviluppo nel mercato italiano, Dubois e Carbone hanno chiamato Alberto Bassi, figura di riferimento nell’ecosistema finanziario e imprenditoriale, già co-fondatore di BacktoWork e del private equity Eighteen Capital. «L’Italia rappresenta un passaggio strategico nell’espansione europea di Matis», ha dichiarato Bassi. L’approdo italiano è previsto nel capoluogo lombardo: «Milano – ha sottolineato Carbone – è il principale hub finanziario in Italia e un centro nevralgico della cultura europea, con una lunga tradizione artistica e una forte presenza di HNWI che vogliono diversificare i propri investimenti anche nei private market. Dopo la Francia e la Svizzera, abbiamo individuato anche in Italia uno spazio per istituzionalizzare l’investimento in arte come nuova asset class accessibile in modo trasparente».
Arte come nuova asset class
Se la volatilità dei mercati spinge a cercare strumenti decorrelati, l’arte contemporanea si propone oggi come alternativa tangibile. «Acquistare direttamente arte contemporanea richiede competenze, capitale e una rete di esperti spesso difficile da costruire» ha spiegato Dubois. «Matis – ha aggiunto – semplifica questo processo grazie alle proprie competenze nel campo dell’arte e in finanza. In questo modo apriamo agli investitori privati l’opportunità di investire in un bene rifugio come l’arte prima riservata a pochi collezionisti o investitori istituzionali; il tutto attraverso un processo di investimento trasparente e regolamentato».
La sfida di Matis, insomma, non è soltanto economica, ma culturale: istituzionalizzare l’investimento in arte, sottraendolo alla dimensione esclusiva del collezionismo privato. Con un ticket minimo di 20.000 euro, i club deal proposti intendono ampliare la platea di chi considera l’arte non solo patrimonio estetico, ma anche risorsa strategica per la tutela e la crescita del capitale.
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