di Martina Esposito

Metsola annuncerà l’apertura di una rappresentanza dell’Eurocamera a Kiev. Intanto nella notte pesanti raid russi contro le ferrovie ucraine e nuovi attacchi con droni intercettati da Mosca

La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, è giunta questa mattina a Kiev in visita ufficiale. L’ufficio di presidenza dell’Eurocamera ha reso noto che l’agenda prevede colloqui con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e con il presidente della Verkhovna Rada, Ruslan Stefanchuk. L’obiettivo del viaggio è ribadire il sostegno dell’Unione europea all’Ucraina, riaffermare l’impegno per una pace giusta, promuovere sanzioni forti contro Mosca e rafforzare la cooperazione parlamentare in vista del percorso di adesione all’Ue. Nel corso della missione, Metsola annuncerà inoltre l’apertura di una rappresentanza del Parlamento europeo a Kiev, un gesto dal forte valore politico e simbolico.

La visita della leader europea arriva in un momento di rinnovata tensione. Nella notte, un massiccio attacco russo ha colpito le infrastrutture ferroviarie ucraine, causando interruzioni e ritardi nelle tratte. Oleksandr Pertsovskyi, amministratore delegato di Ukrzaliznytsia, ha riferito che i bombardamenti hanno provocato blackout e rallentamenti soprattutto sui collegamenti con Dnipro, ma anche altre linee potrebbero risultare compromesse. Le squadre di emergenza hanno già attivato locomotive diesel di riserva per ridurre i disagi. In parallelo, nella regione centrale di Kirovohrad, parte della città di Kropyvnytskyi e oltre 40 insediamenti sono rimasti senza corrente elettrica a seguito di un attacco di droni, che ha avuto conseguenze anche sulla rete ferroviaria.

Da Mosca giunge invece la versione opposta. Il ministero della Difesa russo ha annunciato che le proprie forze antiaeree hanno abbattuto otto droni ucraini durante la notte. Secondo quanto riportato dall’agenzia Tass, tre velivoli sarebbero stati intercettati nella regione di Rostov, altri tre in quella di Bryansk, uno nella regione di Voronezh e uno nella regione di Kursk. Si tratta dell’ennesimo scambio di accuse e rivendicazioni che, mentre l’Europa ribadisce la sua vicinanza a Kiev, testimonia come la guerra rimanga in una fase di alta intensità e incertezza.

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