di Martina Esposito

Trump conferma un nuovo attacco contro un’imbarcazione venezuelana accusata di trasportare droga. Caracas reagisce con durezza e avverte: «Ci difenderemo»

Un secondo attacco americano nel Mar dei Caraibi ha riacceso le tensioni tra Stati Uniti e Venezuela, già ai massimi livelli da settimane. Il 15 settembre il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato la distruzione di un’imbarcazione venezuelana che, a suo dire, trasportava cocaina e fentanyl verso gli USA. Caracas parla invece di provocazione e accusa Washington di voler aprire la strada a un’aggressione militare.

Trump: «Uccisi tre narcoterroristi venezuelani»

L’operazione militare è stata confermata da Trump sul suo social network Truth Social, dove ha pubblicato un video dell’attacco avvenuto «in un’area di competenza del Southcom», ovvero il comando sud delle forze armate americane. «L’imbarcazione trasportava droga. Dopo l’attacco, sparsi in mare c’erano grandi pacchi contenenti cocaina e fentanyl», ha scritto il presidente, aggiungendo che «tre narcoterroristi venezuelani» sono rimasti uccisi nell’operazione.

L’episodio segue di pochi giorni un primo attacco avvenuto il 2 settembre, sempre nel Mar dei Caraibi, che aveva causato la morte di undici persone. In entrambi i casi, Washington sostiene che si tratti di operazioni mirate contro reti di narcotraffico legate al governo di Nicolás Maduro. Sette navi da guerra americane sono attualmente schierate nell’area caraibica e un’altra è operativa nel Pacifico. Gli Stati Uniti accusano il presidente venezuelano di guidare il cosiddetto Cártel de los soles, una rete di traffico di droga interna alle forze armate venezuelane, la cui esistenza è però ancora controversa.

Maduro: «Washington vuole le nostre risorse, ci difenderemo»

Il governo venezuelano ha risposto con fermezza, denunciando quella che considera una chiara escalation militare. «È in corso un’aggressione militare e il Venezuela ha il diritto, in base al diritto internazionale, di rispondere», ha dichiarato il presidente Nicolás Maduro il 15 settembre. «Il nostro Paese eserciterà il suo diritto legittimo a difendersi». Maduro ha bollato le accuse statunitensi come «bugie», sostenendo che «la cocaina che entra negli Stati Uniti passa principalmente per i porti dell’Ecuador e l’oceano Pacifico».

«Gli Stati Uniti vogliono provocare un cambio di regime per impadronirsi delle immense ricchezze di petrolio e gas del Venezuela», ha aggiunto. Per prepararsi a un’eventuale escalation, Maduro ha invitato la popolazione ad arruolarsi nella milizia bolivariana – un corpo paramilitare fondato da Hugo Chávez – e ha annunciato l’invio di 25.000 soldati ai confini del Paese. Interrogato il giorno prima da un giornalista sulla possibilità di un intervento diretto sul suolo venezuelano, Trump non ha escluso lo scenario: «Vedremo cosa succederà. Il Venezuela ci sta inviando i suoi membri di gang, i suoi spacciatori e la sua droga. Questo non è accettabile».

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