di Martina Esposito
Dure le reazioni all’offensiva, definita da Netanyahu un passaggio “cruciale” per Israele. Intanto l’ONU accusa lo Stato ebraico di genocidio
L’esercito israeliano ha invaso Gaza con le forze di terra. Lo ha annunciato il primo ministro Benjamin Netanyahu, descrivendo l’operazione come un passaggio “cruciale” per lo Stato di Israele. Dure le reazioni all’intervento militare condotto dai carri armati dell’Idf: a condannare il gesto non solo la comunità internazionale, ma anche le famiglie degli ostaggi.
L’invasione di Gaza City
L’offensiva massiccia lanciata dalle forze armate israeliane contro Gaza City ha colpito le aree urbane con raid aerei e bombardamenti mirati alle infrastrutture considerate legate a Hamas. Secondo fonti palestinesi, il bilancio delle vittime è già pesante, con almeno 41 morti e decine di feriti. Netanyahu ha ribadito che l’operazione ha come obiettivo la sconfitta definitiva di Hamas e la liberazione degli ostaggi, mentre il Ministro della Difesa Israel Katz ha parlato di un’azione “con il pugno di ferro”. L’Idf ha fatto sapere che oltre 350.000 civili hanno abbandonato Gaza City per rifugiarsi in zone considerate più sicure, come l’area di Al-Mawasi.
Le reazioni in Israele e nella comunità internazionale
L’iniziativa militare ha suscitato reazioni nette. Hamas ha accusato Netanyahu di essere un “criminale di guerra” e di avere “la piena responsabilità” della vita degli ostaggi israeliani ancora detenuti a Gaza, denunciando al contempo la complicità dell’amministrazione statunitense. Problemi per Netanyahu anche sul fronte interno, perché le famiglie degli ostaggi hanno organizzato proteste contro il governo, accusandolo di mettere a rischio la vita dei loro cari. Le critiche sono arrivate anche dal leader dell’opposizione Yair Lapid, secondo cui l’operazione “non ha un obiettivo politico chiaro” e rischia solo di provocare nuove vittime tra soldati e prigionieri. Intanto, sul fronte europeo, il Lussemburgo ha annunciato l’intenzione di riconoscere lo Stato palestinese nel corso della prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, un segnale politico che si aggiunge alle crescenti pressioni diplomatiche su Israele.
L’accusa di genocidio da parte dell’ONU
A gettare ulteriore benzina sul fuoco è arrivato il rapporto di una commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite, che ha accusato Israele di aver commesso un “genocidio” a Gaza dall’inizio del conflitto, sostenendo che vi sia “l’intenzione di distruggere” la popolazione palestinese. La presidente della commissione, Navi Pillay, ha parlato di una responsabilità diretta dello Stato israeliano. Tel Aviv ha respinto con forza il documento, definendolo “parziale” e accusando gli esperti dell’ONU di essersi basati su “propaganda e falsità diffuse da Hamas”. Lo scontro diplomatico si inserisce così in un quadro già segnato da violenze, accuse reciproche e un crescente isolamento internazionale.
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