di Velia Iacovino
Il Times racconta come gli incentivi fiscali introdotti in Italia abbiano reso la città meta privilegiata di milionari e investitori internazionali
Un’imposta massima di 200.000 euro su qualsiasi ammontare di redditi e patrimoni esteri, per un periodo fino a quindici anni: : è questa la leva che sta trasformando Milano in una calamita per miliardari e grandi patrimoni. A raccontarlo è il Times, che sottolinea come la flat tax italiana, rafforzata dal governo Meloni, stia accelerando l’arrivo di investitori e famiglie facoltose, soprattutto dopo l’abolizione dello status di non-domiciled voluta a Londra dal premier Keir Starmer. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la città della finanza e della moda è oggi anche la nuova capitale dei paperoni d’Europa, con conseguenze economiche e sociali che dividono.
L’incentivo fiscale che cambia le regole
Il regime, introdotto nel 2017 da Matteo Renzi con una soglia di 100.000 euro e portato a 200.000 dal governo in carica, consente a stranieri e italiani di ritorno di pagare un forfait annuale indipendentemente dall’ammontare dei redditi e patrimoni detenuti all’estero, per un periodo massimo di quindici anni. Secondo le cifre citate dal Times, i beneficiari hanno già superato quota 5.000, con una crescita costante dall’introduzione della misura. In parallelo, un altro programma di agevolazioni fiscali ha convinto oltre 100.000 nuovi residenti a trasferirsi in Italia grazie a uno sconto del 50% sull’imponibile: la maggioranza ha scelto Milano, attratta dalla sua posizione strategica, dalle scuole internazionali e da un costo della vita competitivo rispetto a Londra.
Milano cambia volto
Dal quartiere di Porta Nuova, con i suoi grattacieli e il celebre Bosco Verticale, fino alla trasformazione di via Montenapoleone — pedonalizzata a maggio e già incoronata nel 2024 come la strada commerciale più cara al mondo davanti alla Fifth Avenue newyorchese — Milano si presenta oggi come un polo globale del lusso.
Tra i nuovi residenti figura Nassef Sawiris, l’uomo più ricco d’Egitto e presidente dell’Aston Villa, a conferma del salto di livello della città. “È l’unica in Italia a offrire lo stile di vita internazionale che cercano i grandi investitori”, ha dichiarato al Times Attilio Di Cunto, amministratore delegato del gruppo immobiliare EuroMilano.
Tradizione contro modernità
Non mancano, però, le voci critiche. Alessandro Gerli, 89 anni, ex imprenditore e presidente della storica Famiglia Meneghina, denuncia il rischio di un lento svuotamento dell’identità cittadina: “Pensate a tutti i milionari che arrivano dal Regno Unito. La loro fame di appartamenti di lusso sta spingendo fuori i milanesi”, ha detto al Times. La sua associazione, fondata un secolo fa per difendere cultura e dialetto meneghini, è passata da oltre 1.000 iscritti negli anni Cinquanta a poco più di 100 oggi. “Non abbiamo mai vissuto un declino così marcato”, osserva Gerli.
Opportunità o prezzo da pagare?
Milano è sempre più proiettata sulla scena internazionale, e la flat tax si conferma uno strumento potente per attrarre capitali e residenze di prestigio. Ma il dibattito resta aperto: dietro lo scintillio delle nuove vetrine e dei quartieri verticali, c’è chi teme che la città finisca per smarrire la sua anima più autentica.
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