di Ennio Bassi

Gli anni di foto senza consenso e commenti degradanti arrivano alla fine. A coordinare le indagini è la Procura di Roma, mentre è stata anche perquisita l’abitazione dell’amministratore

Dopo quasi vent’anni di attività, la piattaforma Phica, nota principalmente con il dominio Phica.net, è stata definitivamente oscurata. Su ordine della procura di Roma, la Polizia postale ha eseguito il sequestro dei domini Phica.eu e Phica.net, rendendo il sito inaccessibile. La misura arriva nell’ambito di un’indagine che punta a fare luce su una delle più longeve e disturbanti realtà di molestie digitali in Italia.

Online dal 2005, il sito ospitava migliaia di immagini pubblicate senza alcun consenso: fotografie di donne comuni, conosciute per caso, colleghe di lavoro, ma anche personaggi famosi, venivano caricate da utenti anonimi e commentate con contenuti sessisti, umilianti e offensivi. Un vero archivio dell’odio digitale che aveva già iniziato a scricchiolare lo scorso agosto, quando — in seguito a numerose denunce e segnalazioni, anche da parte di donne celebri — gli stessi gestori avevano annunciato la chiusura del sito.

Il sequestro dei siti è il primo passo di un’indagine più ampia coordinata dalla procura capitolina, che ha affidato le attività operative alla Polizia postale. L’obiettivo è acquisire e analizzare i materiali presenti nei server, al fine di identificare utenti e amministratori che potrebbero aver commesso reati come la diffusione illecita di immagini a contenuto sessuale o la diffamazione. Nell’ambito dell’operazione, giovedì è stata infatti perquisita l’abitazione di Vittorio Vitiello, amministratore dei siti. Al momento Vitiello non risulta formalmente indagato, ma la sua posizione resta sotto esame nell’ambito degli accertamenti tecnici in corso.

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