di Redazione
Il Trump dei Tropici è stato accusato di aver tentato di sovvertire l’0rdine democratico

Per la prima volta nella sua storia recente, il Brasile ha portato a processo e condannato un ex presidente con l’accusa più grave: il tentativo di sovvertire l’ordine democratico. Jair Bolsonaro, soprannominato “il Trump dei Tropici”, è stato giudicato colpevole dalla Corte Suprema e condannato a 27 anni e tre mesi di carcere.Le imputazioni sono pesantissime: tentato golpe, associazione a delinquere, abolizione violenta dello stato di diritto, danneggiamento aggravato e persino deterioramento del patrimonio storico. Insieme a lui, sette stretti collaboratori hanno ricevuto sentenze di condanna.
La vicenda giudiziaria ha assunto i contorni di un evento mediatico senza precedenti: trasmesso in diretta televisiva, seguito da milioni di brasiliani, il processo ha oscillato tra i ritmi lenti delle telenovelas e la drammatizzazione tipica di un talent show. Il Paese, già profondamente diviso, è rimasto col fiato sospeso per settimane.
«È un incontro del Brasile con il suo passato, il suo presente e il suo futuro», ha dichiarato la giudice Carmen Lúcia Antunes, al momento decisivo del voto. Con il suo “pollice verso”, ha sigillato la condanna citando Machiavelli: «Prendere il potere è facile, difficile è mantenerlo. Per questo si fanno i golpe».
Tra i giudici, il ruolo di protagonista è stato assunto da Alexandre de Moraes, che da tempo è il principale accusatore di Bolsonaro. Lo ha definito un “capomafia” e ha sostenuto che l’ex presidente abbia organizzato il complotto ben prima della sconfitta elettorale del 2022 contro Luiz Inácio Lula da Silva. Nelle sue parole, non si sarebbe trattato solo di un piano eversivo, ma anche di un progetto omicida contro lo stesso Lula, il suo vice e perfino contro lo stesso de Moraes.
Il complotto sarebbe sfociato nell’assalto dell’8 gennaio 2023, quando migliaia di sostenitori bolsonaristi presero d’assalto i palazzi del potere a Brasilia, una settimana dopo l’insediamento di Lula.
A sorpresa, il giudice Luiz Fux ha votato contro la condanna, sostenendo non solo l’innocenza di Bolsonaro ma anche l’“incompetenza assoluta” della Corte Suprema a trattare il caso. A suo avviso, l’assalto alla Piazza dei Tre Poteri non fu altro che la “bravata” di una folla disordinata. Un’interpretazione che lo ha reso bersaglio di ironie: alcuni, tra aula e stampa, hanno insinuato che la sua posizione potesse avere a che fare con un futuro viaggio a Disneyland, proprio ora che gli Stati Uniti stanno considerando restrizioni sui visti per i sostenitori del golpe.
Bolsonaro potrà ricorrere in appello, ma la battaglia politica è già iniziata. I suoi alleati in Congresso si muovono per ottenere una legge di amnistia, mentre da Washington il presidente Donald Trump ha alzato i toni. Ha definito la condanna «una caccia alle streghe» simile a quella tentata contro di lui, imponendo dazi del 50% al Brasile e annunciando sanzioni contro i giudici del Supremo.
Il Brasile, uscito appena quarant’anni fa da una dittatura militare durata due decenni, si ritrova così davanti a una nuova prova della sua tenuta democratica. Questa condanna, storica e divisiva, segna un passaggio che difficilmente potrà essere dimenticato.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
L’articolo Brasile. Bolsonaro, condannato a 27 anni di carcere proviene da Associated Medias.

