di Emilia Morelli
François Bayrou perde la fiducia del Parlamento francese sulla manovra da 44 miliardi. Socialisti decisivi nel voto, Le Pen attacca Macron: “Ora serve tornare alle urne”
François Bayrou, nominato primo ministro appena nove mesi fa, ha subito la sua più dura sconfitta politica. Con 364 voti contrari e solo 194 favorevoli, l’Assemblée Nationale ha respinto la fiducia sul governo e sulla manovra da 44 miliardi di euro per il 2026.
Il leader centrista aveva presentato il provvedimento come una misura necessaria per ridurre il debito pubblico e aveva definito la sfida parlamentare una “prova di verità”, consapevole dei rischi di un “suicidio politico”. Domani mattina rassegnerà le dimissioni nelle mani del presidente Emmanuel Macron.
Il discorso del premier e i tentativi di mediazione
Nel suo intervento di 45 minuti, Bayrou ha parlato con tono sobrio ma fermo. Ha criticato le narrazioni politiche che scaricano le colpe su immigrati, Europa o ricchi, e ha cercato un’ultima apertura ai socialisti proponendo un contributo straordinario sui grandi patrimoni.
Allo stesso tempo, ha ricordato al Rassemblement National di aver accolto alcune delle loro richieste, come il taglio dell’assistenza sanitaria agli stranieri. Nonostante gli sforzi, le sue concessioni non sono bastate a salvare l’esecutivo.
La scelta dei socialisti e la spaccatura della destra
Decisivo è stato il voto dei socialisti. Il capogruppo Boris Vallaud ha annunciato la fine del patto di non sfiducia che fino a pochi mesi fa aveva garantito un fragile equilibrio all’esecutivo. «Ora tocca alla sinistra governare», ha dichiarato, assicurando disponibilità a lavorare sulle leggi “testo per testo”, senza ricorrere al controverso articolo 49.3 della Costituzione.
La destra dei Républicains si è presentata divisa: il leader Laurent Wauquiez ha lasciato libertà di voto ai suoi, pur aprendo a futuri compromessi con un nuovo premier. Più prudente il ministro dell’Interno e presidente del partito Bruno Retailleau, che aveva invitato a non far cadere Bayrou.
L’offensiva di Le Pen e Bardella
Durissimo l’attacco di Marine Le Pen, che ha definito l’esecutivo un “governo fantasma con ministri invisibili”. La leader del Rassemblement National ha chiesto lo scioglimento immediato dell’Assemblée e nuove elezioni legislative, definendole “un obbligo e non un’opzione”.
Anche Jordan Bardella, presidente del partito, ha incalzato Macron: “L’unica via d’uscita dall’impasse è il ritorno alle urne”.
Macron tra presidenziali anticipate e crisi politica
Dall’altro lato, i macroniani di Renaissance hanno votato compatti la fiducia. L’ex premier Gabriel Attal ha invocato “un’intesa in nome dell’interesse generale”. Ma la sinistra radicale della France Insoumise ha alzato il livello dello scontro: Mathilde Panot ha accusato il campo presidenziale di aver “trasformato la società in un sistema di caste arcaiche”, mentre Jean-Luc Mélenchon ha chiesto direttamente le dimissioni di Macron e lo scioglimento anticipato dell’Eliseo.
La crisi politica francese, secondo il costituzionalista Jean-Philippe Derosier, potrà dirsi risolta solo con un cambio alla presidenza. Per il momento, però, resta incertezza: il futuro dell’esecutivo e la tenuta stessa della maggioranza presidenziale sono appesi alle prossime mosse di Emmanuel Macron.
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