di Carlo Longo

Il ministro dell’Economia Giorgetti assicura che non ci sarà nessuna manovra correttiva: conti in ordine, crescita più bassa ma sostenibile, focus su spesa militare e sfide globali

giorgettiDal Forum Ambrosetti di Cernobbio, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha confermato che per quest’anno non sarà necessaria alcuna manovra correttiva. Secondo il ministro, i conti pubblici stanno procedendo esattamente come previsto, evitando così sacrifici aggiuntivi per i cittadini italiani. A proposito delle ipotesi circolate nelle ultime settimane, Giorgetti ha preferito ricorrere all’ironia, sottolineando che il governo prenderà posizione solo quando sarà disponibile un quadro completo e definitivo.

La strategia del governo

Il ministro ha rivendicato i risultati raggiunti dall’esecutivo, sottolineando come l’Italia abbia rispettato i vincoli europei in maniera più rigorosa rispetto ad altri Paesi. Nonostante il rallentamento economico, attribuito anche alle tensioni commerciali internazionali, Giorgetti ha ribadito che la rotta rimane stabile. Tra le misure più significative, ha ricordato il taglio della pressione fiscale sui redditi medio-bassi, pari a circa 20 miliardi di euro. Tuttavia, buona parte di queste risorse si è trasformata in risparmio e non in consumi, segno delle incertezze che pesano ancora sulle famiglie.

Il peso della spesa militare

Un tema centrale rimane quello delle spese per la difesa. L’aumento degli investimenti militari, ha spiegato Giorgetti, rappresenta una scelta obbligata per rispettare gli impegni internazionali dell’Italia. Tuttavia, il ministro ha insistito sulla necessità di trasformare questa voce di bilancio in un’opportunità, sostenendo l’industria nazionale della difesa per evitare che l’aumento dei costi gravi solo sulla finanza pubblica senza generare occupazione.

Le sfide del commercio internazionale

Guardando oltre i confini nazionali, Giorgetti ha criticato l’attuale modello economico globale, ritenuto insostenibile. Il problema principale, secondo il ministro, non riguarda tanto i rapporti con gli Stati Uniti, quanto l’enorme squilibrio commerciale con la Cina e altri Paesi asiatici. La capacità produttiva in eccesso di queste economie consente infatti di esportare a prezzi troppo bassi, alterando le regole della concorrenza e mettendo in difficoltà le industrie europee.

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