di Martina Esposito
L’azienda, riconosciuta colpevole di pratiche anticoncorrenziali, dovrà comunque condividere dati con i concorrenti e ridimensionare gli accordi con altre big tech
Google non sarà costretta a vendere il suo browser Chrome. Lo ha stabilito il giudice federale Amit Mehta, respingendo la richiesta del Dipartimento di Giustizia americano che, dal 2019, aveva accusato il colosso tecnologico di violare le leggi antitrust. Nell’agosto 2024 Google era stata dichiarata colpevole di abuso di posizione dominante, ma solo ora è arrivata la sentenza definitiva sulle sanzioni.
Con circa il 60% del mercato globale e 3,5 miliardi di utenti, Chrome è lo strumento con cui gran parte del mondo accede al web. Attraverso di esso, gli utenti utilizzano quasi sempre il motore di ricerca Google, che rappresenta la principale fonte di ricavi per l’azienda grazie alla pubblicità online.
Secondo l’accusa, Google avrebbe consolidato il proprio monopolio pagando altre società tecnologiche, come Apple, affinché il suo motore di ricerca fosse impostato come predefinito su browser concorrenti come Safari. Mehta, tuttavia, ha stabilito che l’azienda non dovrà vendere né Chrome né Android, il sistema operativo mobile di proprietà di Google. È stata invece limitata la possibilità di siglare accordi esclusivi con altre imprese del settore.
La condanna impone inoltre a Google di condividere parte dei dati raccolti con aziende concorrenti, una misura che potrebbe ridurre il vantaggio competitivo del gruppo. Il giudice ha spiegato di non aver scelto la strada radicale della cessione di Chrome anche per via dell’incertezza introdotta dalla rapida diffusione dell’intelligenza artificiale generativa. Strumenti come ChatGPT stanno cambiando il modo in cui gli utenti cercano informazioni, riducendo la dipendenza dai motori di ricerca tradizionali e creando un contesto di mercato più instabile.
Mehta ha ricordato che possedere un monopolio non è di per sé illegale; lo diventa se quel monopolio viene conquistato o mantenuto con pratiche scorrette. Per il Dipartimento di Giustizia, è esattamente ciò che Google ha fatto negli ultimi anni. L’azienda, che fa capo al gruppo Alphabet, rimane comunque il fulcro economico e simbolico della holding, confermandosi tra i player più potenti e controversi dell’economia digitale globale.
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