di Redazione

Per gli Emirati Arabi l’annessione della Cisgiordania comprometterebbe lo spirito degli Accordi di Abramo. La proposta del ministro Bezalel Smotrich riapre una frattura diplomatica su scala internazionale

Gli Emirati Arabi Uniti hanno avvertito Israele che ogni passo verso l’annessione della Cisgiordania occupata rappresenterebbe una “linea rossa” e metterebbe seriamente in discussione gli Accordi di Abramo, firmati nel 2020 per normalizzare le relazioni diplomatiche tra i due paesi. L’ambasciatrice degli Emirati alle Nazioni Unite, Lana Nusseibeh, ha definito un’eventuale annessione “il colpo di grazia” alla soluzione dei due Stati, considerata da molti l’unica via percorribile per una pace duratura tra israeliani e palestinesi. Il Ministero degli Esteri dell’Autorità Palestinese ha accolto con favore la presa di posizione di Abu Dhabi. Dal governo israeliano, invece, nessun commento ufficiale.

Le dichiarazioni di Nusseibeh arrivano a seguito della presentazione da parte del ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, di un piano per annettere circa l’82% della Cisgiordania. Il piano si inserisce in un contesto già segnato da oltre 160 insediamenti israeliani nella regione, che ospitano circa 700.000 coloni ebrei accanto a 3,3 milioni di palestinesi. Questi insediamenti, considerati illegali dal diritto internazionale, si trovano su terre occupate da Israele dopo la guerra del 1967, che comprendono anche Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza.

Gli Accordi di Abramo, mediati dagli Stati Uniti, hanno visto Emirati, Bahrein e Marocco stabilire relazioni formali con Israele. Una delle condizioni fondamentali imposte da Abu Dhabi per la firma fu il congelamento, da parte del governo Netanyahu dell’epoca, dei piani di annessione di parti della Cisgiordania, compresa la Valle del Giordano. Netanyahu accettò di “sospendere” tali progetti, pur affermando che sarebbero rimasti “sul tavolo”. Con l’attuale esecutivo, fortemente orientato a destra e favorevole agli insediamenti, l’ipotesi di annessione è tornata con forza nell’agenda politica. Alcuni analisti suggeriscono che la proposta di Smotrich sia anche una risposta simbolica al recente annuncio da parte di Regno Unito, Francia e altri paesi dell’intenzione di riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina.

Netanyahu ha respinto queste iniziative diplomatiche, definendole “un premio al terrorismo” in riferimento all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, che ha innescato il conflitto attualmente in corso nella Striscia di Gaza. Nel suo intervento, Nusseibeh ha ricordato che “sin dall’inizio, abbiamo visto negli Accordi di Abramo un’opportunità per sostenere i legittimi diritti del popolo palestinese e la creazione di uno Stato indipendente.” Ha quindi avvertito che una mossa unilaterale come l’annessione “comprometterebbe profondamente lo spirito degli Accordi, interromperebbe ogni progetto di integrazione regionale e metterebbe fine al consenso internazionale sulla soluzione dei due Stati”.

Nelle stesse ore, Smotrich – figura di spicco dell’estrema destra israeliana, col controllo sulla pianificazione urbanistica in Cisgiordania – ha dichiarato durante una conferenza stampa a Gerusalemme: “È arrivato il momento dell’annessione.” Mostrando una mappa, ha illustrato un piano che prevede l’estensione della sovranità israeliana sull’82% del territorio cisgiordano, secondo il principio di “massima terra con il minimo numero di arabi”. Il restante 18% del territorio consisterebbe in sei enclavi palestinesi isolate attorno alle città di Jenin, Tulkarem, Nablus, Ramallah, Gerico e Hebron. Betlemme e molte altre comunità palestinesi sarebbero escluse, mentre Gerusalemme Est è stata ufficialmente annessa da Israele nel 1980, una mossa non riconosciuta dalla quasi totalità della comunità internazionale.

Secondo Smotrich, i palestinesi continuerebbero a “gestire le proprie vite come oggi, attraverso l’Autorità Palestinese, e in futuro con forme alternative di amministrazione civile regionale”. L’Autorità Palestinese ha denunciato il piano come una “minaccia diretta” alla prospettiva di uno Stato palestinese. Intanto, Yehuda Shaul del think tank Ofek ha condiviso la mappa proposta su X (ex Twitter), scrivendo: “Ricorda un’altra mappa, di un altro continente, nel secolo scorso. C’è una parola in afrikaans per descrivere quel regime.” Il riferimento implicito è all’apartheid sudafricano, un paragone già avanzato da varie ONG e osservatori internazionali in riferimento alla situazione nei territori occupati.

Nel mese precedente, l’approvazione da parte del governo israeliano di un importante progetto edilizio nell’area E1 – anch’esso promosso da Smotrich – ha suscitato indignazione internazionale. Il progetto, se attuato, taglierebbe fisicamente la Cisgiordania da Gerusalemme Est, compromettendo definitivamente la contiguità territoriale di un futuro Stato palestinese. Nel 2024, la Corte Internazionale di Giustizia ha espresso un parere consultivo in cui ha definito “illegale” la presenza prolungata di Israele nei Territori Occupati, affermando che Tel Aviv ha “l’obbligo di porre fine a tale presenza il più rapidamente possibile”. Netanyahu ha liquidato la sentenza come una “decisione basata su menzogne”.

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L’articolo La proposta di annessione israeliana scuote gli Accordi di Abramo: l’ultimatum degli Emirati Arabi proviene da Associated Medias.