di Martina Esposito
Le minacce alla flotta di attivisti arrivano dal ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir
La Global Sumud Flotilla, una spedizione di circa 50 imbarcazioni e 500 attivisti, politici e volontari da 44 Paesi pronti a portare aiuti umanitari a Gaza, si trova ad affrontare una minaccia senza precedenti da parte di Israele. Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha presentato un piano severissimo per fermare la spedizione, promettendo una risposta «ferma e inflessibile» contro chiunque «scelga di collaborare con Hamas e sostenere il terrorismo». Le misure proposte da Ben-Gvir rappresentano un netto inasprimento rispetto alla prassi precedente e mirano a creare un deterrente chiaro. Secondo il piano, tutti gli attivisti arrestati saranno trattenuti in detenzione prolungata nelle prigioni israeliane di Ketziot e Damon, strutture tipicamente utilizzate per detenere terroristi in condizioni rigorose e riservate ai prigionieri di sicurezza. Il ministro ha sottolineato che agli attivisti saranno negati privilegi speciali come TV, radio e cibo specifico. «Non permetteremo a chi sostiene il terrorismo di vivere nell’agiatezza», ha dichiarato Ben-Gvir, citato dal Jerusalem Post.
Ben-Gvir ha suggerito che tutte le navi che partecipano alla flottiglia saranno confiscate e riutilizzate per le forze dell’ordine israeliane. Secondo il ministro dell’estrema destra, questo sequestro sarebbe del tutto legale poiché il governo israeliano considera la flottiglia non solo un atto politico, ma anche un tentativo illegale di aggirare il blocco. L’obiettivo dichiarato è che, dopo aver trascorso settimane in detenzione in condizioni difficili, gli attivisti «ci penseranno due volte prima di tentare un’altra flottiglia».
Queste misure, ha concluso Ben-Gvir, fanno parte del più ampio sforzo di Israele per mantenere la sicurezza nazionale. «La Marina e le forze dell’ordine israeliane sono pienamente pronte ad affrontare qualsiasi minaccia alla sicurezza che si presenti», ha affermato. La spedizione, che dovrebbe vedere le navi incontrarsi in acque internazionali il 4 settembre per proseguire fino alle coste della Striscia a metà settembre, è quindi sotto un’intensa pressione.
A complicare il quadro per gli attivisti, il ministro degli Esteri portoghese, Paulo Rangel, ha tenuto a chiarire che il suo governo non ha l’obbligo, secondo il diritto internazionale, di garantire alcuna protezione alla Global Sumud Flotilla. Rangel ha precisato che l’iniziativa proviene dalla società civile e che «lo Stato portoghese non ha organizzato questa missione e con essa non ha vincoli». A ritardare parte della spedizione anche il maltempo, che ha costretto le imbarcazioni salpate da Barcellona a rientrare nel porto, con la ripartenza ancora da fissare.
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L’articolo Israele minaccia Flotilla: «Saranno trattati come terroristi» proviene da Associated Medias.

