di Carlo Longo

Un sicario ha assassinato a Leopoli Andrij Parubij, ex presidente del Parlamento e figura di spicco della politica ucraina. La sua carriera, tra rivoluzione, accuse e attentati, si conclude in un omicidio che riaccende vecchie ferite

ParubijLa città di Leopoli si è svegliata sconvolta da un omicidio clamoroso: Andrij Parubij, ex presidente del Parlamento ucraino ed ex segretario del Consiglio di sicurezza, è stato ucciso da un sicario. L’attentatore, camuffato con un casco da motociclista e un borsone di una compagnia di consegne a domicilio, ha sparato diversi colpi a bruciapelo contro il politico, fuggendo poi a bordo di una bicicletta elettrica.

Una carriera controversa

Nato nel 1971 nella regione di Leopoli, Parubij è stato una delle figure più divisive della politica ucraina. Proveniente da movimenti di estrema destra, aveva iniziato la sua attività già negli anni della gioventù, fondando organizzazioni studentesche nazionaliste e partecipando alla creazione del Partito social-nazionale ucraino, poi trasformatosi in Svoboda. Da leader paramilitare a deputato del Parlamento, la sua carriera si è snodata lungo le principali tappe della recente storia ucraina.

Dall’EuroMaidan alla presidenza della Rada

La svolta per Parubij arrivò con la rivoluzione di Maidan nel 2013-2014, quando assunse un ruolo di primo piano come organizzatore della difesa dei manifestanti. Divenne rapidamente un punto di riferimento politico e, dopo la caduta del regime di Yanukovich, la sua ascesa fu fulminea: nel 2014 fu eletto vicepresidente del Parlamento e, due anni più tardi, presidente della Verkhovna Rada. Laureato in Storia e Scienze Politiche, era sposato e padre di una figlia.

Attentati e accuse mai provate

La vita politica di Parubij è stata costellata di ombre e controversie. Già nel 2014 era stato accusato dai filorussi di aver avuto un ruolo nella tragedia della Casa dei sindacati di Odessa, accusa mai confermata dalle indagini. Lo stesso anno scampò a un attentato con una granata lanciata davanti all’Hotel Kiev. Nel 2018 finì nuovamente sotto inchiesta per dichiarazioni contro i sacerdoti della Chiesa ortodossa ucraina legata a Mosca, ma anche in quel caso il procedimento non ebbe seguito.

Un ruolo centrale nella politica linguistica e religiosa

Negli ultimi anni, Parubij si era distinto per l’impegno nella difesa dell’identità ucraina. Dal 2019, nel partito di Petro Poroshenko, fu tra i promotori della legge che impose l’uso obbligatorio della lingua ucraina negli uffici pubblici. Inoltre, partecipò attivamente al processo che portò al riconoscimento dell’autocefalia della Chiesa ortodossa ucraina, segnando una frattura definitiva con il patriarcato di Mosca.

La reazione di Poroshenko e lo spettro di una guerra sotterranea

L’ex presidente Petro Poroshenko, amico e alleato politico di lunga data, ha ricordato Parubij come un uomo che dedicò la vita all’indipendenza del Paese e alla costruzione di un esercito ucraino forte. «La sua uccisione non è solo un attacco a una persona, ma alla lingua, alla fede e all’esercito», ha dichiarato.

Una scia di sangue che non si interrompe

L’omicidio di Parubij non appare isolato. Negli ultimi mesi altri esponenti radicali ucraini sono stati eliminati in attentati, da Demyan Ganul a Odessa fino ad Andriy Portnov in Spagna. Episodi che rivelano come la guerra in Ucraina non si combatta solo con droni e missili, ma anche attraverso regolamenti di conti che affondano le radici negli anni precedenti all’invasione russa del 2022.

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