di Emilia Morelli

I raid russi su Kiev riaccendono le tensioni e allontanano l’ipotesi di tregua. Il governo italiano prende posizione: niente truppe sul terreno, ma disponibilità futura a missioni umanitarie

meloniLa notte su Kiev è stata segnata da nuovi bombardamenti russi. Missili e droni hanno colpito aree residenziali, provocando vittime civili, inclusi bambini. La premier Giorgia Meloni ha condannato duramente l’aggressione, sottolineando come questi episodi dimostrino la volontà del Cremlino di ostacolare ogni ipotesi di trattativa. «I nostri pensieri vanno al popolo ucraino e alle famiglie delle vittime innocenti», ha dichiarato, rimarcando l’impossibilità di parlare oggi di pace con un’aggressione in corso.

La linea del governo italiano: prudenza e fermezza

Subito dopo gli attacchi, a Palazzo Chigi si è tenuto un vertice di governo. Dalla riunione è emersa una posizione chiara: l’Italia non parteciperà a forze multinazionali in territorio ucraino, ma resta aperta a forme di supporto indiretto. L’ipotesi, confermata in via ufficiosa, riguarda missioni di monitoraggio e attività di formazione al di fuori dei confini ucraini, e solo nel caso di un cessate il fuoco.

Il nodo degli sminatori italiani

Il tema della partecipazione di specialisti italiani nelle operazioni di sminamento resta sul tavolo. Due giorni prima, il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva confermato la disponibilità a collaborare con gli alleati in questo ambito. Tuttavia, nel comunicato ufficiale non si fa menzione di questa possibilità, segno che il governo preferisce mantenere una linea di cautela. Tajani, in conferenza stampa, ha ribadito che l’Italia non invierà soldati sul terreno, ma che potrebbe attivare risorse civili, private e militari qualora la situazione lo permettesse, sempre con finalità umanitarie.

Scontro con Parigi e le pressioni degli alleati

Sul piano internazionale, Roma si trova ora in rotta di collisione con Parigi. Emmanuel Macron spinge infatti per un coinvolgimento più diretto dell’Europa, sostenuto da Germania, Paesi baltici e Scandinavia. L’Italia, invece, insiste sulla necessità di avere una chiara copertura americana prima di qualsiasi azione. Secondo la linea difesa da Meloni, senza il sostegno di Washington il rischio sarebbe un’escalation incontrollabile che lascerebbe l’Europa da sola contro Mosca.

Un equilibrio fragile tra diplomazia e strategia

L’argomento divide gli alleati e apre un nuovo fronte politico tra Roma e Parigi. Per Meloni, la priorità resta costruire garanzie di sicurezza concrete per l’Ucraina attraverso un impegno condiviso con Stati Uniti e partner europei. L’ipotesi di un coinvolgimento massiccio di forze europee, fino a centinaia di migliaia di uomini, viene giudicata insostenibile per costi e numeri. La partita, dunque, si gioca non solo sul campo di battaglia in Ucraina, ma anche nei delicati equilibri diplomatici tra i governi europei.

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