di Corinna Pindaro

Israele avvia l’occupazione di Gaza City, mentre Trump revoca i visti ai leader palestinesi. Cresce la tensione internazionale tra raid, vittime e sanzioni

gazaL’esercito israeliano ha annunciato l’inizio delle operazioni per prendere il controllo di Gaza City, cuore della Striscia di Gaza. Il portavoce delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) ha dichiarato che «le prime fasi dell’attacco sono già iniziate» e che le truppe stanno operando con forza nelle aree periferiche della città.

Secondo quanto riportato da Al Jazeera, migliaia di persone stanno fuggendo dalla zona, sotto un cielo oscurato dal fumo dei bombardamenti. Da parte sua, Hamas ha minacciato pesanti ritorsioni, avvertendo che anche gli ostaggi israeliani condividono i rischi dei combattenti palestinesi.

Gli Stati Uniti revocano i visti ai leader palestinesi

Parallelamente all’offensiva, gli Stati Uniti hanno deciso di revocare i visti ai membri dell’Olp e dell’Anp in vista dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.

La misura, annunciata dal segretario di Stato Marco Rubio e sostenuta da Donald Trump, riguarda anche il presidente dell’Anp Abu Mazen, accusato di voler proclamare l’indipendenza palestinese davanti all’Onu. La Casa Bianca ha ribadito che «uno Stato palestinese è soltanto un’ipotesi» e che l’Autorità Palestinese deve interrompere le iniziative unilaterali presso istituzioni internazionali.

Israele ha salutato la decisione come «un passo coraggioso», mentre Abu Mazen l’ha definita «contraria al diritto internazionale».

Una nuova alba di sangue a Gaza

Secondo fonti locali, almeno 30 palestinesi hanno perso la vita nei raid israeliani delle prime ore del mattino. Le vittime comprendono cinque persone che si trovavano nell’area di al-Mawasi, indicata da Israele come “zona umanitaria sicura”.

Altri attacchi hanno colpito quartieri residenziali a Tel al-Hawa e Sudaniya, causando ulteriori morti e feriti tra civili e famiglie sfollate.

L’allarme delle Nazioni Unite sugli aiuti umanitari

L’Onu ha denunciato che solo il 59% dei convogli umanitari diretti a Gaza ha ricevuto effettivo accesso, nonostante un parziale allentamento delle restrizioni israeliane.

Molti convogli, pur autorizzati, sono stati fermati sul campo o respinti. Il portavoce Onu Stephane Dujarric ha avvertito che un’operazione su larga scala contro Gaza City avrebbe conseguenze «più che catastrofiche» per l’intera Striscia.

Londra e Ue, tensioni sulla linea internazionale

Il ministero della Difesa britannico ha escluso i rappresentanti ufficiali del governo israeliano dal Salone internazionale delle armi di Londra (Dsei 2025), pur consentendo la presenza delle aziende del settore. Tel Aviv ha reagito duramente parlando di «atto discriminatorio».

In Europa, la vicepresidente della Commissione Teresa Ribera ha criticato l’incapacità dell’Ue di esprimere una posizione comune, definendo la situazione «una vergogna che la storia non dimenticherà».

Escalation regionale: ucciso il premier degli Houthi

In Yemen, un raid israeliano a Sana’a ha ucciso Ahmed al-Rahawi, primo ministro dei ribelli Houthi sostenuti dall’Iran. L’attacco ha colpito anche diversi suoi collaboratori.

Nel frattempo, Israele ha ammesso un errore tecnico dietro l’esplosione di un drone che ha causato la morte di due soldati libanesi, scusandosi ufficialmente con Beirut.

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