di Aisha Harrison
Una misura definita “urgente” dal segretario all’Agricoltura Brooke Rollins: “La nostra agricoltura è sotto attacco da parte di regimi ostili che temono il nostro modello di vita”
Nel pieno della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, il presidente Donald Trump rilancia la sfida, stavolta colpendo dritto al cuore dell’agricoltura. Con un nuovo piano di sicurezza nazionale, la Casa Bianca ha annunciato restrizioni drastiche sulla proprietà straniera – cinese in primis – di terreni agricoli americani. “Non permetteremo più che nazioni avversarie controllino la nostra terra”, ha dichiarato Trump presentando il National Farm Security Action Plan. “È una questione di sovranità, sicurezza e dignità nazionale”.
Il piano prevede una stretta legislativa e amministrativa “a ogni livello di governo” per impedire a cittadini e aziende cinesi – e di altri Paesi “ostili” – di acquistare nuovi terreni agricoli negli Stati Uniti. Una misura definita “urgente” dal segretario all’Agricoltura Brooke Rollins: “La nostra agricoltura è sotto attacco da parte di regimi ostili che temono il nostro modello di vita”.
Ma da Pechino arriva una replica piccata. L’ambasciatore cinese a Washington, Xie Feng, ha definito le misure americane “un atto di manipolazione politica mascherato da sicurezza nazionale”. Parlando a un evento della US Soybean Export Council, ha sottolineato che gli investimenti cinesi rappresentano meno dello 0,03% della superficie agricola degli Stati Uniti. “Come può costituire una minaccia reale?”, ha chiesto, accusando Washington di voler attentare alla cooperazione agricola per fini ideologici.
Le tensioni arrivano in un momento delicato per il comparto agricolo statunitense. Le esportazioni verso la Cina – primo acquirente globale – sono crollate del 53% nel primo semestre del 2025, secondo i dati del Census Bureau. In particolare, le spedizioni di soia americana si sono dimezzate, mentre Pechino ha aumentato le importazioni dal Brasile, che oggi copre quasi il 90% del suo fabbisogno. Una mossa che il portale agricolo cinese Cngrain ha definito “un aggiustamento strategico” nel contesto del conflitto commerciale con Washington.
A complicare il quadro, c’è anche la crescente preoccupazione tra gli agricoltori americani. L’Associazione dei Coltivatori di Soia ha inviato una lettera alla Casa Bianca chiedendo al presidente Trump di inserire la soia tra le priorità dei negoziati commerciali con la Cina: “Non possiamo sopravvivere a un conflitto prolungato con il nostro principale cliente”, ha scritto il presidente Caleb Ragland.
Trump, però, non arretra. Dopo aver ottenuto da Pechino un’estensione di 90 giorni della tregua tariffaria — in scadenza il 10 novembre — ha rinnovato la richiesta alla Cina di “quadruplicare gli ordini di soia”.Ma il messaggio politico è ormai chiaro: sotto la presidenza Trump, gli Stati Uniti non intendono più tollerare una presenza economica cinese, nemmeno nei campi.
Dal canto suo, l’ambasciatore Xie ha lanciato un appello a “non politicizzare l’agricoltura”, affermando che “i contadini americani, come quelli cinesi, sono persone laboriose e oneste. Non devono pagare il prezzo di una guerra commerciale voluta da altri”.
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