di Redazione

Da Ken Loach a Jasmine Trinca, Bellocchio, Servillo e Golino e tanti attori, registi e artisti chiedono alla Biennale di prendere una  posizione netta sulla tragedia di Gaza e di ritirare l’invito a chi sostiene Israele

 

A pochi giorni dal taglio del nastro della 82ª Mostra del Cinema di Venezia, il dibattito si accende e invade la passerella più celebre del cinema europeo. A sollevare la protesta è Venice4Palestine (V4P), collettivo formato da artisti, registi e attivisti, che chiede un segnale forte e concreto da parte della Biennale sulla tragedia in corso nella Striscia di Gaza.

La richiesta è senza mezzi termini: «Ritirate l’invito a Gerard Butler, Gal Gadot e a ogni celebrità che sostenga pubblicamente il genocidio in atto. Date spazio a una delegazione che sfili sul red carpet con la bandiera palestinese». Una presa di posizione netta, che fa seguito alla replica ritenuta insufficiente della Biennale a un primo appello firmato da oltre 1500 nomi del mondo del cinema.

Tra i firmatari, nomi di spicco: Ken Loach, Jasmine Trinca, Marco Bellocchio, Laura Morante, Abel Ferrara, Alba e Alice Rohrwacher, Toni e Peppe Servillo, Mario Verdone, Matteo Garrone, Valeria Golino, Mario Martone, Céline Sciamma, Audrey Diwan, Charles Dance, Fiorella Mannoia e Paola Turci. Voci autorevoli che chiedono alla Mostra di “stare dalla parte giusta della storia”.

La Biennale, dal canto suo, aveva risposto sottolineando il proprio ruolo storico come “luogo di confronto aperto”, ricordando le dichiarazioni del presidente Pietrangelo Buttafuoco e del direttore artistico Alberto Barbera, e citando iniziative recenti legate anche alla Biennale Architettura e Arte.

Ma secondo Venice4Palestine non basta. «La comunicazione ufficiale evita di nominare la Palestina, il genocidio in corso, e lo Stato di Israele. Se la Mostra vuole essere davvero uno spazio di confronto, allora deve essere prima di tutto uno spazio di verità». Il collettivo accoglie positivamente la selezione di film come The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, ma non accetta la presenza “celebrativa” di attori come Butler e Gadot, protagonisti fuori concorso e apertamente sostenitori delle politiche israeliane.

Nel nuovo documento, V4P esprime apprezzamento per l’apertura mostrata da sezioni parallele come Giornate degli Autori e Settimana della Critica, ma rilancia: spazio a voci palestinesi durante la cerimonia d’apertura, stop a ogni partnership con organizzazioni legate al governo israeliano, e pieno supporto alla manifestazione “Stop al genocidio – Palestina libera”, in programma il 30 agosto al Lido, promossa da una rete di collettivi, associazioni e artisti, tra cui Artisti #NoBavaglio.Il finale della lettera è un grido che rompe gli indugi: «Se siamo riusciti a mobilitare così tante firme in poche ore, significa che qualcosa è cambiato. Il cinema italiano ha scelto. Niente più silenzi, niente più equidistanza».

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