di Redazione

Le più celebri spiagge del Catanzarese, cuore pulsante del turismo estivo calabrese, hanno conosciuto nelle ultime settimane il paradosso di un divieto di balneazione prima imposto e poi sospeso, formalmente per lavori. Al di là delle carte bollate, come è del tutto evidente, il mare, da Montepaone a Blanca Cruz, è sporco, maleodorante e sempre più ostaggio di scarichi abusivi e di una responsabilità collettiva disattesa

di Carlo Longo

Un avvocato catanzarese molto conosciuto, in un’accorata nota pubblica, ha dato voce a ciò che molti cittadini vedono, maledicono ma tacciono: «il mare nostro è sporco e puzzolente». Una denuncia che non lascia spazio a interpretazioni, perché chi frequenta le spiagge comprese tra Montepaone e Blanca Cruz conosce bene quella “striscia di letame” che, spinta dal grecale, si accumula a pochi metri dalla riva. Non è schiuma innocua, né un fenomeno naturale: sono scarichi, spesso provenienti da impianti abusivi che riversano in mare il loro contenuto, avvelenando uno dei beni più preziosi che la Calabria custodisce.

Il recente divieto di balneazione, imposto per non proprio chiare ragioni tecniche e subito sospeso, ha messo in evidenza la confusione amministrativa e il corto respiro delle politiche locali. Vietare e revocare, senza risolvere, equivale a prendere tempo, a guadagnare qualche giorno di quiete in un’estate che non ammette brutte notizie. Ma il mare non mente: continua a restituire odori nauseabondi e acque torbide, segni evidenti di un sistema che non funziona.

Il biasimo, però, non può fermarsi ai responsabili materiali degli scarichi. Come ricorda la stessa denuncia, siamo tutti corresponsabili: chi inquina, chi controlla senza vigilare, chi amministra senza pianificare e chi, da cittadino, si limita a sopportare. Il silenzio e l’indifferenza sono complici di questo scempio, e la domanda rivolta ai sindaci dei comuni interessati – da Catanzaro a Soverato, passando per Squillace, Stalettì, Montauro e Montepaone – è tanto semplice quanto ineludibile: cosa avete fatto, concretamente, per tutelare il mare?

La stagione estiva non può più essere il momento in cui si scoprono i problemi, ma dovrebbe essere il banco di prova di politiche lungimiranti, di sistemi di depurazione efficienti e di controlli rigorosi. Altrimenti, ogni estate si consumerà lo stesso copione: ordinanze di divieto, sospensioni frettolose e cittadini costretti a guardare il proprio mare diventare una cloaca a cielo aperto. Per altro da notare che in altre località della costa catanzarese il mare è pulitissimo al punto che diverse di esse possono esibire la famosa “Bandiera Blue”, che indica un’eccellenza marina.

La Calabria, terra che vive di turismo, non può permettersi un simile tradimento della sua vocazione naturale. Denunciare non basta più: servono responsabilità, trasparenza e soprattutto la volontà politica di difendere quel bene comune che è il mare. Diversamente, continueremo a vederci sottratto ciò che dovremmo custodire come la nostra ricchezza più grande. La vicenda, che impazza sui social, potrebbe ora anche assumere vicende giudiziarie. E’ infatti del tutto evidente che qualche responsabilità pubblica e privata ci sia.

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