di Aisha Harrison
Ucraina, Israele e dazi Usa: per l’ex premier, l’Ue è rimasta spettatrice nei grandi scenari globali. Serve una svolta politica e un debito comune per affrontare le sfide del futuro.
Con un discorso lucido e senza sconti, Mario Draghi ha aperto il suo intervento al Meeting di Comunione e Liberazione, accolto da una lunga ovazione. L’ex premier ed ex presidente della Banca Centrale Europea ha messo in discussione le certezze su cui per anni si è retta la politica europea, lanciando un appello diretto ai governi dell’Unione: “È tempo di agire, non possiamo più permetterci l’inazione”.
Fine dell’illusione europea
Draghi ha esordito con una frase forte: “Quest’anno sarà ricordato come l’anno in cui è evaporata l’illusione che la sola dimensione economica potesse dare all’Europa un ruolo geopolitico rilevante”. L’ex premier ha denunciato la marginalità dell’UE in quasi tutti i grandi scenari globali: dai negoziati per la pace in Ucraina all’assenza di reazione di fronte all’aggravarsi della crisi a Gaza e ai bombardamenti nei siti nucleari iraniani. Anche il rapporto con gli alleati storici è messo in discussione: “Abbiamo dovuto accettare dazi da parte degli Stati Uniti, il nostro principale partner commerciale. E siamo stati spinti a raddoppiare la spesa militare, spesso non secondo priorità europee”.
Europa spettatrice e vulnerabile
Draghi ha sottolineato il paradosso europeo: “Nonostante l’Unione abbia contribuito più di ogni altro alla guerra in Ucraina, il suo ruolo nei negoziati di pace resta secondario”. La Cina, nel frattempo, continua a sostenere la Russia, rendendo l’Europa sempre più dipendente da materie prime strategiche come le terre rare. “Siamo visti come partner non alla pari. E abbiamo barriere interne che equivalgono a dazi del 64% sui macchinari e del 95% sui metalli: assurdo per un mercato unico”, ha aggiunto, citando i dati del Fondo Monetario Internazionale.
No al ritorno ai nazionalismi, sì a un’Europa nuova
Il messaggio non è disfattista, né euroscettico. Al contrario, Draghi è netto: “È insostenibile pensare che staremmo meglio senza Europa. Ma dobbiamo ammettere che così com’è non funziona”. L’ex premier ha invitato a non cedere alla tentazione di tornare alle sovranità nazionali: “Sarebbe un suicidio politico che ci renderebbe ancora più vulnerabili”. Secondo Draghi, l’Ue deve trasformarsi in un attore protagonista. Ciò comporta un cambiamento politico profondo: “L’organizzazione europea deve adattarsi alle sfide esistenziali del nostro tempo. Geo-economia, sicurezza, approvvigionamenti: oggi le relazioni internazionali non sono più guidate solo dall’efficienza”.
Debito comune per grandi progetti
Draghi ha rilanciato l’idea di debito comune europeo, già sperimentato con successo durante la pandemia con il programma Next Generation EU. “Solo il debito condiviso può finanziare progetti su scala adeguata in difesa, energia, infrastrutture e tecnologie critiche. Nessun Paese europeo da solo ha le risorse per affrontare queste sfide”. L’ex governatore ha ricordato che in settori ad alta intensità di capitale, come le tecnologie disruptive o la transizione verde, “investimenti nazionali isolati non bastano. Non generano la produttività necessaria a giustificare il debito. Serve un’azione collettiva”.
Dall’emergenza alla normalità: serve discontinuità
Draghi ha elogiato l’unità dimostrata dall’Europa nei momenti di crisi, dalla pandemia all’invasione russa dell’Ucraina, ma ha sottolineato che “quelle erano risposte emergenziali. La vera sfida è agire con la stessa risolutezza in tempi ordinari”. “Il mondo non ci guarda con simpatia. Non aspetterà i nostri tempi per imporre la sua forza. Serve una discontinuità nei modi, negli obiettivi e nel funzionamento dell’Ue”, ha detto, auspicando che i governi tornino a lavorare insieme prima che le crisi esplodano.
Appello ai giovani e ai cittadini europei
Nel finale del suo discorso, Draghi si è rivolto direttamente al pubblico: “Siete cresciuti in un’Europa dove viaggiare, studiare e lavorare oltreconfine è naturale. Siete europei, e dovete far sentire la vostra voce. Lo scetticismo è utile, ma serve speranza e azione”. E ha concluso con una chiamata all’impegno: “L’Unione Europea è il nostro miglior strumento per garantire pace, sicurezza e indipendenza. È una democrazia. E una democrazia vive solo se i suoi cittadini partecipano e decidono le sue priorità”.
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