di Redazione
L’Anpi solleva il caso dell’occupazione neofascista romana e chiede un intervento immediato. La premier conferma l’impegno del governo nel rispetto della legge, mentre il sindaco Sala denuncia il mancato preavviso sullo sgombero
“In uno Stato di diritto non possono esistere zone franche o aree sottratte alla legalità. Le occupazioni abusive danneggiano la sicurezza e le comunità che rispettano le regole. Il governo continuerà a far rispettare la legge, sempre e ovunque”. Così la premier Giorgia Meloni, senza mai citare direttamente il caso, ha commentato lo sgombero del centro sociale Leoncavallo, avvenuto all’alba a Milano. Parole che hanno acceso la miccia.
La sinistra e l’Anpi sono subito insorti chiedendo con forza lo sgombero immediato di CasaPound, che dal 2003 occupa abusivamente un edificio del demanio in via Napoleone III, nel centro di Roma. “Il ministro Piantedosi non ha mai mosso un dito. Due pesi e due misure: si colpiscono i centri sociali di sinistra e si tollera l’estrema destra”, ha attaccato il presidente dell’Associazione nazionale partigiani Gianfranco Pagliarulo. Sulla stessa linea Angelo Bonelli (Avs): “Il Leoncavallo viene sgomberato come simbolo di illegalità, mentre CasaPound, condannata dalla magistratura, resta dov’è. La legalità non può essere applicata a intermittenza”.
“Il Leoncavallo era in un edificio privato. Noi occupiamo un immobile del demanio sottratto al degrado, dove vivono 20 famiglie italiane in emergenza abitativa. Abbiamo organizzato centinaia di eventi culturali. Il paragone è strumentale”, replica il movimento di destra, che denuncia inoltre una disparità di attenzione rispetto ad altre occupazioni.
A infiammare ulteriormente la vicenda è stata la gestione dell’operazione. Il sindaco di Milano Beppe Sala ha dichiarato di non essere stato informato preventivamente dello sgombero: “Al tavolo per l’ordine pubblico del giorno prima non è stato detto nulla. Esistevano vari modi per avvisare il Comune e non ne è stato seguito nessuno. È grave”, ha detto. Secondo Sala, si è trattato di una scelta unilaterale da parte del Ministero dell’Interno. C’è chi vede in questa accelerazione una mossa politica del centrodestra, anche in risposta alla prevista festa nazionale di Alleanza Verdi e Sinistra che avrebbe dovuto tenersi proprio al Leoncavallo. Il centro sociale, attivo da oltre 30 anni, è ora senza sede. Tuttavia, da mesi era in corso un confronto con Palazzo Marino per un possibile trasferimento in via San Dionigi, in uno stabile comunale da riqualificare. I costi, stimati in 3-4 milioni di euro, restano un ostacolo, ma il Comune intende procedere. La giunta dovrebbe approvare giovedì prossimo una delibera per avviare una manifestazione d’interesse aperta a tutte le realtà sociali.“Il Leoncavallo deve continuare a esistere, ma nella legalità. È da anni un luogo di impegno pacifico e culturale”, ha sottolineato Sala.
Intanto gli attivisti milanesi non si arrendono e hanno annunciato per il 6 settembre una manifestazione nazionale per denunciare quella che definiscono una repressione politica e difendere il valore storico e sociale del centro.
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L’articolo “Ora si sgomberi CasaPound”. Dopo il blitz al Leoncavallo, la polemica. Meloni: “No a zone franche” proviene da Associated Medias.

