di Redazione

Intanto sul fronte diplomatico  si lavora a una tregua di 60 giorni con rilascio degli ostaggi e ritiro graduale. L’Anp annuncia un comitato ad interim per la gestione della Striscia.

Il capo di Stato Maggiore dell’esercito israeliano (IDF), Eyal Zamir, ha approvato un piano operativo per l’occupazione di Gaza City, che sarà presentato ufficialmente al ministro della Difesa domani. A riferirlo è l’emittente israeliana Channel 12, secondo cui l’offensiva dovrebbe iniziare dopo un’evacuazione di massa della popolazione civile, stimata in meno di due mesi. Zamir avrebbe inoltre dichiarato che si cercherà di limitare il più possibile il ricorso alle forze di riserva.

Il piano, tuttavia, si scontra con il fermo rifiuto dell’Egitto, che ha ribadito l’assoluta opposizione a qualsiasi proposta di sfollamento della popolazione palestinese dalla Striscia. In una nota ufficiale, il Ministero degli Esteri egiziano ha avvertito che un simile progetto equivarrebbe a una «pulizia etnica e un crimine di guerra» secondo il diritto internazionale. «Chiunque prenderà parte a un simile piano si assumerà la responsabilità storica e legale», ha ammonito Il Cairo, accusando Israele di perseguire una strategia espansionistica per «consolidare l’occupazione» e «liquidare la causa palestinese».

Intanto, si riaccendono i tentativi diplomatici. È in corso un dialogo tra Hamas e i mediatori egiziani e qatarioti per una tregua di 60 giorni. Lo ha reso noto il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, in un’intervista all’emittente saudita Al Arabiya. Abdelatty ha spiegato che, nonostante «condizioni inaccettabili impediscano al momento un accordo globale», una bozza di intesa è stata elaborata sulla base del documento presentato dall’inviato statunitense Steve Witkoff, con alcune modifiche.

Secondo fonti vicine ai negoziati, la proposta include il rilascio degli ostaggi ancora detenuti da Hamas, un graduale ritiro israeliano dalla Striscia e garanzie internazionali, in particolare statunitensi. La risposta di Hamas alla nuova proposta egiziana è attesa a breve, mentre il gruppo ha già convocato una riunione per discuterne i termini.

Sul fronte politico, il primo ministro palestinese Mohammad Mustafa ha annunciato la creazione di un comitato ad interim per la gestione della Striscia. «Non sarà una nuova entità politica – ha precisato – ma un organismo temporaneo sotto l’autorità del governo palestinese, per riattivare le istituzioni statali nella Striscia di Gaza». Il premier ha sottolineato che l’Autorità Nazionale Palestinese si opporrà a qualsiasi iniziativa che metta in discussione l’unità delle istituzioni nazionali tra Cisgiordania e Gaza o ostacoli il percorso verso uno Stato palestinese indipendente.

Mentre la diplomazia cerca spiragli tra le macerie, sul terreno resta alta la tensione. Il dolore dei familiari degli ostaggi si fa sempre più insopportabile. Sono trascorsi 681 giorni dal 7 ottobre 2023, e delle persone rapite ne restano 50 ancora in mano a Hamas, solo 20 delle quali si presume siano ancora in vita. Nei cortei, tra le strade israeliane, la rabbia e l’angoscia si fondono nel grido collettivo: «Riportateli a casa. Subito». La protesta popolare chiede al governo di non proseguire l’offensiva a qualsiasi costo: «Non possiamo vincere una guerra sui cadaveri dei sequestrati», gridano con voce rotta dalla stanchezza e dalla speranza.

Il futuro della Striscia di Gaza resta appeso a un filo sottile, teso tra la minaccia di una nuova invasione, la pressione internazionale e l’urgenza di una soluzione politica che appare sempre più necessaria e sempre meno vicina.

 

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L’articolo Israele pronto a occupare Gaza City. L’Egitto accusa lo stato ebraico di pulizia etnica proviene da Associated Medias.