di Aisha Harrison
Si è spaccato il fronte internazionale: scontro tra chi vuole ridurre la produzione e chi difende gli interessi petrolchimici. Salta l’accordo, cresce l’allarme per la salute e il clima.
Si è concluso con un nulla di fatto il sesto round di negoziati per il primo trattato globale giuridicamente vincolante contro l’inquinamento da plastica. I colloqui, tenutisi presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra e durati dieci giorni, sono ufficialmente crollati venerdì 15 agosto 2025, senza alcun accordo tra le oltre 180 delegazioni presenti. Avviati con l’obiettivo ambizioso di regolamentare l’intero ciclo di vita della plastica — dalla produzione allo smaltimento — i negoziati avrebbero dovuto concludersi giovedì 14 agosto. Ma l’incapacità di superare le divergenze ha fatto slittare i lavori oltre la scadenza, fino al fallimento definitivo del processo.
Un trattato bloccato dalle divisioni
Oltre 100 paesi, in particolare le nazioni più colpite dall’inquinamento marino e dai rifiuti plastici, hanno chiesto con forza l’introduzione di limiti vincolanti alla produzione globale di plastica e la messa al bando di sostanze chimiche tossiche presenti nei prodotti plastici. Ma la proposta si è scontrata con l’opposizione decisa di paesi produttori di petrolio e gas come Arabia Saudita e Russia, che hanno spinto affinché il trattato si concentri su riciclo, riutilizzo e redesign dei materiali, evitando di toccare la produzione alla fonte. Venerdì mattina, nelle prime ore locali, il presidente del comitato negoziale ha presentato una bozza preliminare del trattato. Tuttavia, i delegati non sono riusciti a raggiungere un consenso neppure sull’utilizzo di quel testo come base per i futuri negoziati, lasciando il processo senza direzione.
Allarme della società civile e incertezza sul futuro
“Perdendo un’altra scadenza cruciale per affrontare la crescente crisi dell’inquinamento da plastica, gli Stati stanno mettendo a rischio la salute delle persone e del pianeta,” ha dichiarato Sarah Baulch, dirigente della Pew Charitable Trusts, una delle ONG più attive nel processo negoziale. Nonostante il fallimento a Ginevra, il comitato ha annunciato l’intenzione di proseguire le trattative in una data ancora da definire. Tuttavia, rimangono forti incertezze su quando e come ciò potrà accadere. Il processo, avviato ufficialmente nel 2022, avrebbe dovuto concludersi con un accordo entro fine 2024, poi posticipato alla fine del 2025. Ora, anche questa nuova scadenza appare irraggiungibile.
Un’emergenza globale, ancora senza risposta
La produzione globale di plastica ha raggiunto i 460 milioni di tonnellate all’anno, con una previsione di aumento del 70% entro il 2040 se non verranno adottate politiche più incisive. Di tutta la plastica prodotta, meno del 10% viene riciclata. Il resto finisce in discariche, inceneritori, oppure negli oceani e nei corsi d’acqua, dove causa danni devastanti alla fauna marina. La plastica si degrada lentamente e si frammenta in microplastiche, ormai rilevate ovunque: nell’aria, nell’acqua potabile, nel cibo, e persino nei nostri organi. Numerosi studi scientifici hanno evidenziato il legame tra l’esposizione a sostanze chimiche contenute nella plastica e patologie come obesità, cancro, malattie cardiovascolari, asma e problemi riproduttivi. Oltre al danno sanitario e ambientale, la plastica rappresenta anche una grave minaccia climatica. Essendo derivata in gran parte da combustibili fossili, la sua produzione e il suo smaltimento contribuiscono significativamente alle emissioni globali di gas serra.
Tra interessi economici e urgenza ambientale
Dietro lo stallo si cela il conflitto tra interessi economici e l’urgenza ambientale. Le grandi potenze produttrici di petrolio e le multinazionali del settore petrolchimico vedono nella plastica un’opportunità per compensare il calo della domanda energetica fossile, in un mondo che si orienta sempre più verso le rinnovabili. Secondo loro, le soluzioni devono concentrarsi sulla gestione del fine vita della plastica, non sulla sua produzione. Tuttavia, per molti esperti, affrontare il problema solo a valle significa ignorare la vera radice della crisi. Come ha sottolineato Inger Andersen, direttrice esecutiva del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), in apertura dei lavori il 5 agosto: “Non possiamo risolvere l’inquinamento da plastica se non chiudiamo il rubinetto a monte.
Il fallimento dei negoziati a Ginevra rappresenta un duro colpo per le speranze di un accordo globale contro l’inquinamento da plastica. Mentre il mondo attende con urgenza risposte concrete, il tempo stringe e l’emergenza ambientale continua ad aggravarsi. Le nazioni sono ora chiamate a trovare un nuovo slancio politico per superare gli interessi di parte e dare priorità alla salute del pianeta e delle generazioni future.
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