di Redazione
Le posizioni ferme di Zelensky e dei partner europei pongono interrogativi sulla reale apertura al negoziato, mentre Trump tenta una difficile mediazione con Mosca.
A due giorni dal controverso vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin ad Anchorage, si è conclusa una lunga videoconferenza tra il presidente statunitense, il leader ucraino Volodymyr Zelensky e diversi capi di Stato e di governo europei. L’incontro, durato circa un’ora, ha avuto come obiettivo quello di allineare le posizioni occidentali alla vigilia di un momento potenzialmente decisivo per il futuro della guerra in Ucraina e ha permesso a Trump di chiarire le sue intenzioni, che sembrano orientate verso una tregua, come ha sintetizzato il presidenre francese Emmanuel Macron, sottolineando che l’approccio Ue resta fermo al principio che “tutto ciò che riguarda l’Ucraina deve essere discusso con l’Ucraina”, ribadendo la necessità di un approccio multilaterale. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha rimarcato dal canto suo il principio dell’inviolabilità dei confini: “Un riconoscimento legale dell’occupazione russa non è in discussione. I negoziati devono includere solide garanzie di sicurezza per Kiev” e ha poi ribadito la necessità che le forze armate ucraine possano continuare a difendere la sovranità nazionale.Zelensky, intervenuto anch’egli durante l’incontro, ha alzato il livello dello scontro retorico con Mosca. “Putin non vuole la pace, vuole occupare tutta l’Ucraina. La Russia non può mettere un veto sul nostro futuro nell’Unione Europea e nella Nato”, ha affermato, chiedendo inoltre un incremento della pressione internazionale su Mosca e un immediato cessate il fuoco tramite nuove sanzioni. Nonostante una narrazione spesso percepita come ambigua, fonti interne all’amministrazione Trump citate da Axios rivelano che il presidente americano sarebbe “molto arrabbiato” con Putin. “Se dovesse scegliere, inizierebbe a far crollare l’economia russa”, hanno riferito due funzionari, spiegando che il linguaggio filorusso del tycoon rientrerebbe in realtà in una strategia negoziale.
La tensione cresce in vista del vertice previsto presso la base militare Elmendorf-Richardson, nei pressi di Anchorage, in Alaska. Una scelta logisticamente controversa ma imposta da ragioni di sicurezza e vincoli geopolitici: la presenza di un mandato d’arresto della Corte penale internazionale contro Putin ha reso impossibile un incontro in Europa. Dopo settimane di trattative, Mosca ha accettato l’incontro su suolo americano, una mossa che ha sorpreso anche la Casa Bianca. Nel frattempo, da Mosca arrivano accuse pesanti all’Unione Europea, accusata di “sabotare” gli sforzi di pace tra Washington e il Cremlino. Secondo Alexei Fadeyev, portavoce del ministero degli Esteri russo, le consultazioni tra Zelensky e i leader europei sarebbero “politicamente insignificanti”. “A parole sostengono i negoziati, ma nei fatti li ostacolano”, ha dichiarato, accusando Bruxelles di voler “complicare il processo”.
La posizione russa, però, resta immutata: ritiro delle forze ucraine da Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, e rinuncia all’ingresso di Kiev nella NATO. “L’organizzazione territoriale della Federazione Russa è sancita dalla nostra Costituzione”, ha ricordato Fadeyev, escludendo ogni ipotesi di scambio territoriale come ventilato da Trump in alcune dichiarazioni precedenti. A smorzare le polemiche è intervenuto anche il Segretario di Stato americano Marco Rubio, secondo cui il vertice in Alaska non va interpretato come una concessione a Putin. “Sarà un incontro esplorativo. Trump vuole guardare Putin negli occhi e valutare la situazione personalmente. Le telefonate non hanno dato i frutti sperati”, ha spiegato Rubio in un’intervista radiofonica. L’esito del summit di Anchorage resta dunque incerto, ma è evidente che tutti gli attori internazionali stanno calibrando attentamente le proprie mosse. Tra speranze di tregua, timori di compromessi e forti pressioni diplomatiche, il futuro del conflitto ucraino si gioca, almeno in parte, anche nei ghiacci dell’Alaska.
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