di Emilia Morelli
I ministri Nordio e Piantedosi e il sottosegretario Mantovano rischiano un processo per il caso Almasri. Le accuse includono omissione di atti d’ufficio, peculato e favoreggiamento. Le decisioni politiche sotto accusa
Il caso Almasri continua a scuotere gli equilibri politici e giudiziari italiani. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano sono ora ufficialmente coinvolti in un’indagine con accuse gravi: omissione di atti d’ufficio, peculato e favoreggiamento personale. L’accusa di omissione riguarda esclusivamente Nordio, mentre gli altri due reati coinvolgono tutti e tre i membri dell’esecutivo.
“Hanno favorito un torturatore”
Secondo la ricostruzione del Tribunale dei Ministri, la liberazione del generale libico Najem Osama Almasri, ricercato per crimini efferati come omicidio, stupro e tortura, è avvenuta con il contributo diretto delle scelte politiche dei tre esponenti governativi. L’espulsione avrebbe permesso al militare libico di tornare in patria e, potenzialmente, riprendere le sue attività criminali.
Le riunioni senza traccia ufficiale
Le decisioni centrali sono state prese tra il 19 e il 21 gennaio, durante una serie di riunioni non verbalizzate. Gli atti evidenziano come Nordio, pur essendo a conoscenza dell’arresto e delle richieste di cooperazione avanzate dalla Corte penale internazionale (CPI), abbia mantenuto un atteggiamento passivo. Non avrebbe risposto né al procuratore generale né ai funzionari della CPI, dando anzi indicazioni ai suoi collaboratori di astenersi da qualsiasi comunicazione formale.
Inazione consapevole e strategie condivise
Dai documenti emerge che la linea adottata da Nordio è stata condivisa con gli altri vertici istituzionali, in particolare con Mantovano e Piantedosi. La scelta di espellere Almasri in caso di scarcerazione sarebbe stata presa in anticipo e in piena consapevolezza delle possibili conseguenze, pur nella consapevolezza che quella decisione avrebbe potuto ostacolare la giustizia internazionale.
Il ruolo del Ministero dell’Interno e dei voli di Stato
Il decreto di espulsione firmato da Piantedosi e l’impiego di un volo militare per trasferire Almasri – un velivolo Argo 16 – sono ritenuti dal Tribunale strumenti utilizzati per impedire l’esecuzione del mandato di cattura della CPI. Per gli inquirenti, si tratta di atti che avrebbero violato la legge e aggirato gli obblighi internazionali.
Intelligence e giustificazioni del governo
A giustificare queste scelte, i membri del governo hanno citato relazioni dell’intelligence, secondo cui la detenzione di Almasri avrebbe potuto provocare ritorsioni in Libia, in particolare contro impianti strategici come quello di Mellitah, gestito congiuntamente da Eni e dalla compagnia petrolifera libica. Tuttavia, queste motivazioni non sembrano aver convinto i magistrati, che parlano di danni arrecati alla giustizia.
Bartolozzi ancora al centro delle critiche
La capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, compare in numerosi passaggi dell’inchiesta (ben 25). La sua versione dei fatti è stata considerata, in più punti, “inattendibile” o addirittura “mendace”. Secondo gli atti, Bartolozzi avrebbe bloccato provvedimenti che avrebbero potuto impedire la scarcerazione di Almasri, contraddicendo la sua stessa testimonianza davanti ai giudici.
Il percorso parlamentare: la giunta per le autorizzazioni decide
La Procura di Roma ha trasmesso alla Camera tutta la documentazione del Tribunale dei ministri. Toccherà ora alla giunta per le autorizzazioni a procedere esprimere il primo parere. Essendo Carlo Nordio l’unico dei tre indagati a ricoprire un ruolo elettivo in Parlamento, sarà Montecitorio a decidere sul suo destino giudiziario. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha già ricevuto gli atti e li inoltrerà alla giunta presieduta da Devis Dori, deputato dell’opposizione. Il voto è atteso entro 30 giorni.
Il caso Meloni: archiviazione senza passaggio in Aula
La posizione della premier Giorgia Meloni, inizialmente coinvolta, è stata archiviata dal Tribunale dei ministri. Secondo i suoi legali, la decisione esclude qualsiasi necessità di voto parlamentare o ulteriori passaggi giudiziari. Gli atti, infatti, sono stati ritirati direttamente dalla cancelleria, con largo anticipo sui tempi previsti per la notifica.
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