di Emilia Morelli
Gli Stati Uniti impongono dazi del 39% alla Svizzera: colpiti oro, farmaceutica e banche. Le aziende elvetiche temono ricadute su PIL ed export. Ecco cosa sta succedendo

Nel cuore dell’estate, mentre la Svizzera celebrava la propria festa nazionale, gli Stati Uniti hanno colpito duro con una decisione destinata a lasciare il segno: dazi fino al 39% sulle importazioni svizzere. L’annuncio, arrivato in modo inaspettato dal presidente Trump durante una telefonata con la presidente della Confederazione Keller-Sutter, ha scosso l’equilibrio di uno dei Paesi più neutrali al mondo, provocando reazioni politiche e allarme tra imprenditori e analisti.
Surplus commerciale sotto accusa
Il casus belli? Un eccesso di esportazioni verso gli USA: la Svizzera, con una popolazione inferiore ai 9 milioni di abitanti, ha registrato un surplus commerciale superiore ai 38 miliardi di dollari. Per Trump, un’anomalia da correggere rapidamente. Durante la telefonata, dopo un formale augurio per la festa nazionale, il leader americano ha accusato la Confederazione di non fare la sua parte. Un’accusa che ha chiuso la conversazione in modo brusco e segnato l’inizio di una nuova tensione tra le due nazioni.
Le ripercussioni per le industrie svizzere
L’impatto sui settori chiave dell’economia elvetica potrebbe essere devastante. Le esportazioni verso gli Stati Uniti rappresentano il 19% del totale, e oltre metà di queste sono legate alla farmaceutica. Colossi come Roche e Novartis, già in allarme, hanno annunciato piani di investimento per spostare parte della produzione direttamente negli USA, riducendo così l’impatto dei dazi. Il rischio principale non riguarda solo la tassazione, ma anche le richieste americane di ridurre i prezzi dei farmaci, una pressione che potrebbe ridurre drasticamente i margini di profitto delle aziende.
Oro e precisione svizzera: i nuovi fronti dello scontro
Accanto alla farmaceutica, un altro settore strategico entra nel mirino: l’industria dell’oro. La Svizzera raffina la maggior parte dell’oro mondiale e solo nel primo trimestre del 2025 ha esportato verso gli USA metalli preziosi per 36 miliardi di euro. Una cifra che da sola rappresenta una parte significativa del surplus accusato da Trump. Il governo svizzero spera che questo settore possa rimanere escluso dalle tariffe doganali, vista l’assenza attuale di dazi sull’oro importato in America.
La reazione del governo svizzero
Il Consiglio federale si è riunito d’urgenza per valutare le contromisure. Tra le proposte in discussione c’è anche la cancellazione dell’acquisto di 36 caccia F-35 dalla Lockheed Martin, un contratto miliardario già firmato. Intanto, Berna promette un dialogo costruttivo con Washington e si prepara a offrire soluzioni alternative per evitare un’escalation commerciale.
La posizione della Ue e i timori di recessione
Anche l’Unione Europea segue con attenzione lo scontro, in attesa di eventuali effetti a catena che potrebbero coinvolgere anche il settore auto e farmaceutico del blocco. Nonostante le preoccupazioni, alcuni analisti prevedono che i dazi possano rientrare sotto il 39% inizialmente annunciato, limitando così l’impatto macroeconomico. Tuttavia, le tensioni con gli Stati Uniti mettono in luce la vulnerabilità delle piccole economie fortemente esportatrici, come la Svizzera, in un mondo in cui il protezionismo sembra tornare prepotentemente alla ribalta.
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