di Aisha Harrison

La fuga di notizie dall’ufficio di Netanyahu conferma la svolta militare: Tel Aviv punta alla distruzione completa di Hamas. Ma cresce il dissenso interno, con l’IDF allo stremo, lo scontro tra vertici politici e militari e le proteste di ex dirigenti dell’intelligence.

 

gaza“La decisione è stata presa. Occuperemo la Striscia di Gaza.” La notizia trapelata da una fonte dell’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu è stata  rilanciata in prima serata dalla principale emittente israeliana e conferma che Tel Aviv è a un punto di svolta nel drammatico nel conflitto in corso e che intende rispondere così ad Hamas e ai video di due giovani ostaggi, Evyatar David e Rom Breslavski, ridotti allo stremo, che hanno provocato un’ondata di indignazione e dolore in tutto il Paese, finendo per alimentare anche la retorica politica sulla quale fa leva il governo di Tel Aviv, secondo cui l’unico modo per riportare a casa i rapiti sarebbe distruggere Hamas militarmente e assumere il controllo completo della Striscia.

Una strategia non condivisa da tutti. A cominciare dal capo di stato maggiore dell’Idf ,Eyal Zamir, che durante una riunione del gabinetto, ha espresso forti perplessità, sottolineando che  “un’operazione del genere richiederebbe anni e comporterebbe enormi rischi per le truppe”. “Se non gli sta bene che si dimetta.”, sarebbe stata la replica di Netanyahu. Ma la posizione di Zamir conferma che il divario tra politica e comando militare si fa sempre più profondo, alimentato da una classe dirigente divisa: da un lato, i ministri dell’ultradestra religiosa e nazionalista, che spingono per una riconquista permanente della Striscia; dall’altro, i vertici della sicurezza, consapevoli delle enormi difficoltà operative.

A quasi due anni dall’inizio dell’offensiva, con un’interruzione solo parziale durante l’escalation in Libano, l’esercito israeliano è esausto. Alcuni reparti hanno subito fino a 10-12 richiami consecutivi, e lo scenario urbano di Gaza, disseminato di trappole esplosive e combattenti pronti al martirio, rappresenta uno dei contesti più ostili al mondo per operazioni convenzionali. “Hamas non combatte per la sopravvivenza politica, ma per una causa ideologica assoluta. Per loro, è potere o martirio. Questo li rende ancora più pericolosi”, ha dichiarato un analista militare a Ynet.

La scelta dell’occupazione totale arriva anche in un momento di crisi politica e istituzionale interna. Il governo ha votato all’unanimità per la rimozione della procuratrice generale Gali Baharav-Miara, da tempo in rotta con il premier anche per l’indagine sul caso delle tangenti dal Qatar. Ma la decisione è stata sospesa dalla Corte Suprema, dopo i ricorsi dell’opposizione e di diverse ONG.

A tutto ciò si aggiunge il crescente dissenso da parte del mondo dell’intelligence: decine di ex dirigenti del Mossad, dello Shin Bet e dell’IDF hanno pubblicato un video chiedendo la fine della guerra, mentre 600 ex funzionari israeliani hanno firmato una lettera aperta a Trump per sollecitare una soluzione politica, non militare.

 

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