di Corinna Pindaro

Con l’annuncio di nuovi dazi, Donald Trump sconvolge i mercati finanziari. Borse in calo, crescita in rallentamento e tensioni diplomatiche crescenti. L’Europa in allerta e Wall Street sotto pressione

dazi
DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

Una nuova ondata di tensioni commerciali ha travolto i mercati internazionali dopo l’annuncio a sorpresa da parte di Donald Trump di una lista aggiornata di dazi. La comunicazione, arrivata a ridosso della scadenza di mezzanotte – poi rimandata al giorno seguente, ufficialmente per ragioni tecniche legate alle Dogane – ha generato un effetto domino tra gli investitori, provocando un’ondata di vendite e la perdita di centinaia di miliardi nelle Borse mondiali.

A farne le spese maggiori è stata l’Europa, con il Cac 40 di Parigi in calo del 2,91% e Piazza Affari che ha perso il 2,55%, equivalenti a circa 22 miliardi di euro. Anche le piazze asiatiche, da Tokyo a Hong Kong, hanno chiuso in rosso. Wall Street non è stata da meno: il Dow Jones ha lasciato sul terreno l’1,23%, il Nasdaq il 2,24% e l’S&P 500 l’1,60%.

Un’escalation calcolata: la strategia del “bazar” di Trump

Non è la prima volta che l’ex presidente degli Stati Uniti utilizza l’arma dei dazi come leva negoziale. L’approccio è noto: si parte da richieste estreme per poi ridimensionare le pretese, lasciando all’interlocutore la sensazione di aver ottenuto un compromesso vantaggioso. Ma questa strategia rischia di destabilizzare ulteriormente l’economia globale, già sotto pressione da altri fattori congiunturali.

La nuova lista di Paesi colpiti dai dazi appare sorprendente: si va dalla Svizzera al Lesotho, accomunati da criteri non sempre chiari. Alcune economie sono state penalizzate per motivazioni settoriali, come la produzione di jeans, altre per motivi strategici o geopolitici ancora da chiarire.

Mercato del lavoro in frenata: un altro grattacapo per Trump

A complicare il quadro, è arrivato anche un rapporto del Dipartimento del Lavoro statunitense che ha registrato dati peggiori delle attese. Le revisioni al ribasso sui mesi di maggio e giugno, e la deludente performance di luglio – con solo 73mila nuovi occupati rispetto ai 100mila previsti – hanno messo in evidenza la fragilità dell’attuale fase economica.

In risposta al report, Trump ha licenziato Erika McEntarfer, responsabile delle statistiche nominata dall’amministrazione Biden, accusandola di aver manipolato i dati per favorire la candidatura di Kamala Harris. Ma le cifre parlano chiaro: la disoccupazione è salita dal 4,1% al 4,2%, con una contrazione di 84mila posti rispetto al picco annuale.

Federal Reserve nel mirino: attesa per la prossima mossa sui tassi

Il deterioramento del quadro occupazionale ha riacceso il dibattito interno alla Federal Reserve. Nonostante le richieste pressanti da parte di Trump per un taglio dei tassi, i segnali di instabilità potrebbero spingere la Fed in direzione opposta. Secondo alcune fonti, è possibile che la prossima riunione della banca centrale si concluda con un lieve aumento dei tassi di interesse, anziché con la riduzione auspicata dalla Casa Bianca.

A complicare il rapporto tra l’amministrazione e la Fed è arrivata anche la notizia delle dimissioni di Adriana Kugler, membro del board, che lascerà il suo incarico con qualche mese di anticipo. La mossa offre a Trump l’occasione di nominare un nuovo alleato nella gestione della politica monetaria americana.

L’Europa resta in bilico: preoccupazione per auto e aerospazio

A Bruxelles, l’attenzione resta alta. La Commissione europea attende ancora conferma del testo definitivo delle nuove tariffe da parte di Washington, e mancano dettagli cruciali su settori chiave come l’industria automobilistica e quella aerospaziale. Senza certezze, diventa difficile per l’Unione pianificare contromisure o avviare un nuovo ciclo di trattative commerciali.

Intanto, l’Ufficio parlamentare di bilancio europeo ha rivisto al ribasso le stime di crescita, penalizzato da un euro troppo forte e dalla fine dell’effetto scorte legato ai dazi. Una combinazione che rischia di tradursi in un rallentamento generalizzato nei prossimi mesi.

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