di Corinna Pindaro
Dopo l’arresto dell’ex assessore Tancredi, il sindaco Beppe Sala conferma il suo impegno per Milano. Le opposizioni attaccano, ma il Pd fa quadrato. Ecco cosa sta succedendo a Palazzo Marino
Il terremoto giudiziario che ha colpito Giancarlo Tancredi, ex assessore alla Rigenerazione urbana, ha scosso l’intera amministrazione milanese. Il sindaco Beppe Sala, scosso ma deciso, ha scelto di non farsi travolgere dalla crisi: resterà alla guida di Milano. Dopo ore di speculazioni e voci su possibili dimissioni, il primo cittadino ha confermato personalmente la sua intenzione di andare avanti. «Continuerò a lavorare per Milano con passione e dedizione», ha scritto in una nota ufficiale, tracciando una netta distinzione tra il suo operato e le indagini in corso.
Le accuse e il quadro giudiziario
L’arresto di Tancredi, figura vicina a Sala e strategica nelle politiche urbanistiche della città, è legato a un’indagine della Procura di Milano. Le accuse iniziali parlavano anche di induzione indebita, ipotesi che però il giudice per le indagini preliminari ha ridimensionato, lasciando in piedi solo quella di falso ideologico. Sala, non coinvolto direttamente in alcun reato, ha comunque voluto chiarire pubblicamente: «Non ho mai agito per interessi personali».
Maggioranza in tensione e opposizioni all’attacco
Nonostante il sostegno ufficiale del Partito Democratico, il clima politico a Palazzo Marino è tutt’altro che sereno. Alcuni equilibri rischiano di saltare, in particolare su dossier sensibili come la vendita dello stadio di San Siro, che divide la stessa maggioranza. L’assessora al Verde Elena Grandi, tra le voci più critiche, ha espresso contrarietà al progetto, mettendo a rischio i numeri necessari per approvarlo senza il sostegno esterno del centrodestra.
Nel frattempo, l’opposizione alza i toni. In una dichiarazione televisiva, il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha parlato di un “Far West edilizio” a Milano, chiedendo esplicitamente le dimissioni del sindaco. La risposta del Pd, però, è stata compatta: «Sosteniamo Beppe Sala, così come abbiamo fatto fin dal 2011, prima con Pisapia e ora con lui», hanno dichiarato Alessandro Capelli e Silvia Roggiani, rispettivamente segretario metropolitano e regionale del partito.
Le prossime sfide dell’amministrazione
Sul tavolo dell’agenda politica milanese resta il delicato dossier del Piano di Governo del Territorio (PGT), destinato a essere rivisto dopo le ombre sollevate dalle indagini. Una riforma che sarà centrale non solo dal punto di vista tecnico, ma anche simbolico, per ricostruire la fiducia tra amministrazione e cittadini e ridefinire le priorità urbanistiche della città.
Sala guarda avanti, ma la strada è in salita
Il sindaco si dice pronto ad affrontare le difficoltà, consapevole che le turbolenze giudiziarie hanno aperto una fase di grande fragilità politica. “Non è il momento di fermarsi”, sembra il messaggio implicito di Sala, deciso a non farsi travolgere dagli eventi. Tuttavia, la tenuta della maggioranza e il rapporto con l’opinione pubblica restano incognite aperte. Il cammino verso la fine del mandato sarà probabilmente il più complesso mai affrontato dalla sua amministrazione.
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