di Carlo Longo
Nonostante l’intesa annunciata in Scozia tra Trump e von der Leyen, restano incertezza e nodi da sciogliere su dazi, commercio e digital tax. Francia critica, Italia prudente
La scena di Donald Trump e Ursula von der Leyen che si stringono la mano a Turnberry, in Scozia, ha fatto il giro del mondo come segnale di una ritrovata collaborazione tra Stati Uniti e Unione Europea. Tuttavia, dietro quella stretta di mano, il contenuto dell’intesa appare ancora poco solido. Più che un accordo commerciale ben definito, si è trattato di una dichiarazione d’intenti di carattere politico, che ha lasciato numerose questioni aperte, soprattutto in merito a tariffe e scambi bilaterali.
Pressioni e incertezze sul fronte dei dazi
Il patto prevede l’applicazione di dazi del 15% su gran parte dei beni europei diretti negli USA, accompagnato da un impegno dell’Europa nell’incrementare l’importazione di risorse energetiche e armamenti statunitensi. Ma non tutti i settori sono stati adeguatamente tutelati. L’industria automobilistica e quella farmaceutica, in particolare, restano in un limbo normativo, con dichiarazioni contrastanti provenienti da Bruxelles e Washington. I negoziati proseguono dietro le quinte in vista del 1° agosto, data entro la quale dovrà essere definita una versione definitiva dell’intesa, altrimenti scatteranno dazi americani fino al 30% sulle esportazioni europee.
Le divergenze strategiche tra UE e USA
Howard Lutnick, segretario al Commercio della Casa Bianca, ha confermato che il dialogo con Bruxelles è tutt’altro che concluso. Uno dei punti critici riguarda la tassazione dei servizi digitali, che l’Unione Europea intende introdurre per regolamentare i giganti del tech, mentre gli Stati Uniti cercano di bloccare la proposta. Nel frattempo, l’UE sta valutando il rinvio di sei mesi dei contro-dazi destinati ai prodotti americani, ma il provvedimento dipenderà dalla pubblicazione di un testo ufficiale dell’accordo scozzese, il cui contenuto resta in gran parte vago e oggetto di critiche interne.
Reazioni contrastanti in Europa: Macron attacca, l’Italia prende tempo
L’intesa ha provocato reazioni contrastanti tra i leader europei. Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso la sua irritazione per quella che considera una concessione eccessiva agli Stati Uniti. Durante una riunione del Consiglio dei ministri ha dichiarato che l’UE avrebbe dovuto mostrarsi più risoluta, sottolineando che “per essere liberi, bisogna anche incutere timore”. Secondo Macron, Parigi continuerà a difendere una linea ferma nei confronti di Washington.
Dall’altra parte, l’Italia adotta un approccio più prudente. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha dichiarato che è ancora prematuro ipotizzare interventi pubblici a sostegno delle imprese colpite dalle possibili tariffe americane. Ha ribadito che l’intesa di Scozia rappresenta solo un passo iniziale, utile a evitare una guerra commerciale, ma che una valutazione d’impatto concreta potrà avvenire solo a trattative concluse.
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