di Carlo Longo

Giorgia Meloni ribadisce il no al riconoscimento anticipato dello Stato di Palestina. Ecco le ragioni dell’Italia e le reazioni internazionali dopo la svolta della Francia

PALESTINAMentre la Francia prende una posizione netta a favore del riconoscimento dello Stato di Palestina, l’Italia mantiene una linea cauta. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un’intervista a la Repubblica, ha chiarito che un riconoscimento diplomatico, senza una struttura statuale reale, potrebbe essere un errore strategico. Secondo Meloni, dichiarare l’esistenza di uno Stato solo “sulla carta” rischierebbe di dare l’illusione che la questione sia risolta, quando invece restano irrisolte tensioni e instabilità sul campo.

Una questione di tempi e processi

Meloni afferma di sostenere pienamente l’obiettivo di uno Stato palestinese, ma solo se inserito all’interno di un processo strutturato che porti alla sua effettiva costruzione. Per la premier, il riconoscimento anticipato potrebbe rivelarsi controproducente, allontanando la possibilità di un accordo duraturo. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani si allinea a questa visione: l’Italia sostiene la formula dei “due popoli, due Stati”, ma sottolinea che un eventuale riconoscimento dovrà avvenire in modo bilanciato, includendo anche un riconoscimento dello Stato di Israele da parte palestinese.

La reazione palestinese alla decisione francese

La scelta del presidente francese Emmanuel Macron di procedere con il riconoscimento ha suscitato reazioni contrastanti tra i palestinesi. A Ramallah, sede dell’Autorità Nazionale Palestinese, alcuni cittadini hanno accolto positivamente l’annuncio, considerandolo un passo verso una maggiore legittimazione internazionale. Secondo Ahmed Ghoneim, attivista politico, gesti come quello della Francia possono contribuire a rompere l’inerzia diplomatica e favorire un cambiamento concreto nel contesto mediorientale.

Il contesto internazionale: riconoscimenti e tensioni

Ad oggi, sono almeno 142 i Paesi membri delle Nazioni Unite che hanno ufficialmente riconosciuto lo Stato di Palestina. Tuttavia, le tensioni si acuiscono: l’annuncio francese ha generato frizioni interne nel governo israeliano, con alcuni esponenti che chiedono addirittura l’annessione della Cisgiordania. Gli analisti avvertono che, senza azioni parallele sul piano politico e umanitario, il riconoscimento rischia di restare un gesto simbolico.

Oltre il riconoscimento: cosa chiedono i palestinesi

Diverse voci nella società civile palestinese sottolineano che il solo riconoscimento formale non è sufficiente. Inès Abdel Razek, del Palestinian Institute for Public Diplomacy, afferma che la priorità dovrebbe essere un intervento concreto per fermare l’occupazione israeliana e le sofferenze umanitarie a Gaza. Tra le misure invocate ci sono la sospensione dei rapporti commerciali e la pressione diplomatica. Samer Sinijlawi, altro attivista, guarda invece con speranza alle elezioni palestinesi previste entro giugno 2026, auspicando che possano segnare una svolta interna nel percorso verso l’autodeterminazione.

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