di Annachiara Mottola di Amato

Il premier di Bangkok: “Rischio guerra”

Momenti di forte tensione di nuovo alla frontiera tra Thailandia e Cambogia. Il governo militare di Bangkok ha decretato la legge marziale in otto distretti del Paese che confinano con la Cambogia. Il premier ad interim thailandese Phumtham Wechayachai, in particolare, avverte: “Se la situazione dovesse degenerare, potrebbe sfociare in una guerra, anche se per ora rimane limitata agli scontri”.

Le accuse della Cambogia

La Cambogia accusa la Thailandia di aver utilizzato munizioni a grappolo (vietate per il loro effetto indiscriminato sulla popolazione civile), in quello che ha definito un ripetersi delle “tattiche brutali” impiegate dall’esercito thailandese durante gli scontri del 2011. Nel frattempo, cresce il numero di evacuazioni forzate. Con riferimento a questo punto il ministero della Salute di Bangkok parla di almeno 138.013 civili sfollati (stessa sorte per 428 persone ricoverate negli ospedali), la Cambogia di almeno 1.500 famiglie. Per quanto riguarda le vittime, sarebbero almeno 14 i morti civili in Thailandia, uno in Cambogia.

La Thailandia apre alla mediazione della Malesia

Mentre l’Onu preme per il dialogo, la Malesia si offre di mediare nello scontro. Il primo ministro malese Anwar Ibrahim, parlando in qualità di prossimo presidente dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (Asean) per il 2025, ha offerto la sua assistenza per facilitare il dialogo tra Thailandia e Cambogia. Bangkok si dice aperta a questa ipotesi: “Siamo pronti, se la Cambogia desidera risolvere la questione attraverso canali diplomatici, bilateralmente o anche attraverso la Malesia, siamo pronti a farlo. Ma finora non abbiamo ricevuto alcuna risposta”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri thailandese, Nikorndej Balankura.

Cosa sta succedendo

Al centro della vicenda  e della contesa c’è ancora una volta il tempio di Preah Vihear. Conteso da decenni, dal 1962 è sotto la sovranità della Cambogia, come stabilito da una sentenza della Corte internazionale di giustizia dell’Aja poi confermata nel 2013 (dopo il sanguinoso conflitto di due anni prima). L’annosa questione, che affonda le radici nel periodo coloniale francese agli inizi del 1900, è riesplosa lo scorso maggio, quando uno scontro armato ha provocato la morte di un militare cambogiano. Tutto sembrava essersi placato con una telefonata tra la ex premier thailandese Paetongtarn Shinawatra e Hun Sen, lo storico leader fdi Phnom Penh e attuale presidente del Senato, che ha ceduto la premiership al figlio Hun Manet. Poi è però è emersa la registrazione – diffusa dalla parte cambogiana – della conversazione in cui l’ex premier thailandese ha osato chiamare ‘zio’ Hun Sen, un appellativo identificato come rispetto e sottomissione. I militari che controllano la Thailandia non hanno gradito e alla fine la premier ha dovuto dimettersi, aprendo al nuovo caos politico e gettando le basi per riaprire le ostilità con il paese vicino.

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