di Corinna Pindaro

Ventisette Paesi occidentali, insieme all’Unione Europea, lanciano un appello urgente per fermare la guerra a Gaza. Una richiesta corale per un cessate il fuoco permanente, la protezione dei civili e il rispetto del diritto internazionale

gazaUn’iniziativa diplomatica senza precedenti ha visto l’unione di 27 Paesi occidentali e dell’Unione Europea nel richiedere la fine immediata della guerra a Gaza. In una dichiarazione congiunta, i ministri degli Esteri di nazioni come Italia, Francia, Canada, Giappone e Australia hanno chiesto un cessate il fuoco totale, senza condizioni e definitivo. Il documento sottolinea la necessità urgente di porre fine alle ostilità e denuncia apertamente la responsabilità di Israele nell’aggravarsi della crisi umanitaria nella Striscia di Gaza.

Denunce contro Israele: crisi umanitaria e violazioni gravi

Nel testo viene espressa forte preoccupazione per le restrizioni all’ingresso degli aiuti umanitari, definite un pericoloso precedente che priva la popolazione civile della dignità e dei beni essenziali per la sopravvivenza. Viene inoltre condannata l’uccisione di oltre 800 palestinesi in cerca di cibo e acqua, un episodio che viene giudicato inaccettabile. “È intollerabile – si legge – che chi tenta di accedere a beni vitali debba rischiare la vita”.

Hamas nel mirino: condanna per il sequestro degli ostaggi

Il comunicato non risparmia dure critiche anche ad Hamas, accusata della brutale detenzione di civili israeliani catturati durante l’attacco del 7 ottobre 2023. I firmatari chiedono il rilascio immediato e senza condizioni degli ostaggi. Secondo i ministri degli Esteri, un cessate il fuoco negoziato rappresenta oggi l’unica strada percorribile per fermare le violenze e alleviare le sofferenze umane da entrambe le parti del conflitto.

Rifiuto dello sfollamento e degli insediamenti

La dichiarazione si oppone con decisione a ogni tentativo di trasferire forzatamente la popolazione palestinese. Le proposte di creare una cosiddetta “città umanitaria” vengono rigettate in quanto contrarie al diritto internazionale. Altro punto critico è la denuncia dell’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e Gerusalemme Est, con particolare riferimento al piano E1, che rischia di compromettere irrimediabilmente la possibilità di una soluzione a due Stati, dividendo il territorio palestinese in due aree isolate.

Sostegno alla diplomazia internazionale

Nella parte finale del documento, i 27 Paesi e l’UE si rivolgono alla comunità internazionale e alle Nazioni Unite, esortando tutte le parti coinvolte a rispettare il diritto umanitario e proteggere i civili. Viene ribadito il sostegno agli sforzi diplomatici promossi da Stati Uniti, Egitto e Qatar, con la volontà comune di costruire un percorso politico verso una pace duratura e la sicurezza per israeliani, palestinesi e l’intera regione mediorientale.

I Paesi che hanno firmato l’appello

A sottoscrivere la dichiarazione sono stati i ministri degli Esteri di: Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Italia, Giappone, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito, insieme al Commissario europeo per l’Uguaglianza, la Preparazione e la Gestione delle Crisi.

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