di Redazione

Con la mediazione di Stati Uniti, Turchia e Giordania, Damasco e Tel Aviv accettano una tregua dopo giorni di scontri e bombardamenti. L’appello di Washington: “Drusi, beduini e sunniti uniti per una nuova identità siriana”

 

Dopo giorni di violenze e bombardamenti incrociati, Siria e Israele hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco. A darne notizia è stato Tom Barrack, ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia, con un annuncio pubblicato sabato mattina sulla piattaforma X. La tregua, definita “fragile ma necessaria”, arriva all’indomani di intensi scontri nella regione sudoccidentale di Suwayda, teatro di tensioni etniche e confessionali che hanno aggravato un quadro già drammatico.

Secondo quanto dichiarato da Barrack, l’intesa è stata “sostenuta” da Washington e “abbracciata” da Turchia, Giordania e altri vicini della Siria. La comunità internazionale osserva con attenzione, nella speranza che questa pausa negli scontri possa gettare le basi per un dialogo più ampio tra i due Paesi formalmente in guerra dal 1948.

La miccia del recente conflitto è esplosa a Suwayda, roccaforte della minoranza drusa, dove si sono registrati violenti scontri tra milizie locali druse, gruppi beduini armati e forze del governo siriano. Fonti locali parlano di centinaia di morti, in un’escalation etnica che rischiava di travolgere l’intera regione.

Israele ha giustificato i suoi bombardamenti contro obiettivi governativi siriani, tra cui lo stesso Ministero della Difesa a Damasco, come una forma di “protezione preventiva” della popolazione drusa, storicamente vicina allo Stato ebraico. Tuttavia, fonti riservate citate da media internazionali denunciano l’assenza di “reale consultazione” da parte israeliana prima dei raid.

Nel suo intervento, Barrack ha lanciato un appello a tutte le comunità coinvolte: “Chiediamo a drusi, beduini, sunniti e alle altre minoranze di deporre le armi e costruire insieme una nuova identità siriana, in pace e prosperità con i suoi vicini”. Parole che evocano una visione postbellica difficile da immaginare oggi, ma che indicano la direzione auspicata da Washington.
Nel frattempo, un funzionario israeliano – rimasto anonimo – ha confermato che, per le prossime 48 ore, Israele ha accettato il “limitato ingresso delle forze di sicurezza interne siriane nel distretto di Suwayda”, segno che il terreno resta estremamente instabile e la tregua tutt’altro che consolidata.

Gaza ancora in fiamme: 58.000 morti, ostaggi e proteste cristiane. Mentre si cerca di placare un fronte, un altro continua a sanguinare. A Gaza, le operazioni militari israeliane proseguono. Da ottobre 2023, dopo l’attacco di Hamas che ha provocato circa 1.300 morti in Israele e oltre 200 rapimenti, la risposta dello Stato ebraico ha causato – secondo le Nazioni Unite – oltre 58.000 vittime palestinesi, quasi la metà delle quali minorenni. L’Unicef stima che muoiano in media 28 bambini al giorno
Il comandante del battaglione Daraj-Tuffah di Hamas, coinvolto negli attacchi del 7 ottobre, è stato recentemente ucciso da un raid aereo. Intanto, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il rilascio imminente di altri dieci ostaggi trattenuti nella Striscia, elogiando gli sforzi del suo inviato speciale Steve Witkoff nei negoziati di Doha.

Nel cuore di questo dramma, si alza anche la voce delle Chiese cristiane. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa e il patriarca greco-ortodosso Teofilo III hanno visitato la chiesa cattolica di Gaza, la Sacra Famiglia, colpita due giorni fa da un proiettile israeliano che ha causato tre morti e dieci feriti. “Un affronto alla dignità umana”, hanno commentato i patriarchi, dopo ore di attesa ai checkpoint per ottenere il permesso di passaggio.L’accordo tra Siria e Israele, mediato da attori regionali come Turchia e Giordania, resta per ora un segnale timido, ma importante. Il Medio Oriente continua a oscillare tra tregue temporanee e nuove fiammate. Eppure, anche un fragile cessate il fuoco può rappresentare un seme da coltivare – tra le macerie – per ricostruire un futuro di convivenza, giustizia e pace.

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