di Corinna Pindaro
Nel 2025 l’export italiano affronta l’incertezza globale e i dazi USA: analisi dei settori più resilienti, dei nuovi mercati e delle strategie per sostenere le PM
Nonostante rappresenti meno dell’1% della popolazione mondiale, l’Italia mantiene una posizione di vertice nel commercio internazionale, classificandosi come sesto Paese esportatore al mondo. Un risultato straordinario evidenziato durante la presentazione del rapporto ICE sul commercio estero 2025, dove il presidente Matteo Zoppas ha sottolineato l’orgoglio per la resilienza italiana in un contesto globale instabile.
Dazi USA: incertezza ai massimi storici e rischi per l’economia globale
Nei primi mesi del 2025, il panorama economico è stato sconvolto dalla nuova politica commerciale americana. L’annuncio di dazi fino al 30% ha creato forti tensioni, alimentando un clima d’instabilità senza precedenti. L’indice globale di incertezza per le imprese ha raggiunto livelli comparabili solo ai momenti peggiori della pandemia. L’impatto potenziale di queste misure è significativo: si stima che le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti potrebbero subire una contrazione di quasi il 30%, con perdite stimate attorno ai 19 miliardi di euro.
Gli Stati Uniti restano centrali, ma si guarda oltre
Nonostante le difficoltà, gli USA rimangono il secondo mercato di destinazione per le esportazioni italiane, rappresentando il 10,4% del totale. Tuttavia, l’ICE punta a ridurre la dipendenza da mercati tradizionali orientandosi verso destinazioni ad alto potenziale, con particolare attenzione ai Paesi extra-UE.
Strategia di diversificazione: nuove opportunità oltreconfine
Il nuovo Piano d’Azione per l’export italiano mira a rafforzare la presenza in mercati consolidati come Germania, Canada, Giappone, Regno Unito e Svizzera, ma anche a potenziare la penetrazione commerciale in aree in crescita come India, Messico, Brasile, Turchia, Emirati Arabi, Arabia Saudita, ASEAN, Africa e Balcani occidentali. Queste aree rappresentano un’opportunità concreta per le imprese italiane, specie in un contesto segnato da instabilità geopolitica.
L’impegno del governo per nuovi accordi di libero scambio
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha ribadito l’importanza strategica degli accordi commerciali internazionali. Oltre a preservare il rapporto con gli Stati Uniti, l’Italia punta alla conclusione di trattative fondamentali, come quella con il Mercosur e con gli Emirati Arabi Uniti. Accordi capaci di tutelare settori chiave, in primis quello agricolo, e garantire sbocchi alternativi per le imprese italiane.
Le PMI protagoniste del successo italiano all’estero
Un tratto distintivo del tessuto produttivo italiano è la forza delle micro, piccole e medie imprese. In un contesto difficile, queste realtà hanno saputo distinguersi per la capacità di adattamento e di esplorazione di mercati alternativi. Emblematico il caso della gioielleria italiana in Turchia, le cui vendite sono cresciute del 39% in un solo anno, confermando l’abilità delle PMI nel reinventarsi.
Esportazioni: un 2024 tra flessioni e segnali positivi
Il 2024 ha visto un leggero calo del valore complessivo delle esportazioni italiane (-0,4%), trainato soprattutto dalla flessione della domanda tedesca (-5%). La quota globale dell’Italia, calcolata a prezzi costanti, è scesa dal 2,3% al 2,2%, mentre a prezzi correnti si è mantenuta stabile al 2,8%. Dati che riflettono un quadro complesso, in cui il rallentamento in alcuni mercati viene bilanciato da performance positive in altri.
Settori in crescita e comparti in difficoltà
Mentre settori come moda, arredamento, mezzi di trasporto e derivati del petrolio hanno registrato cali, si è assistito a una crescita significativa dell’export nei comparti alimentare (+7,5%, con un picco del 17,1% negli USA), chimico-farmaceutico, ICT e gioielleria. Segnali incoraggianti che mostrano una capacità di riorientamento produttivo in risposta alla domanda internazionale.
Germania e Cina: partner in affanno
Se nel 2025 la principale criticità per l’export italiano è rappresentata dalle tensioni commerciali con gli Stati Uniti, nei due anni precedenti è stata la crisi industriale tedesca a colpire duramente, soprattutto nei settori della meccanica e dell’automotive. Anche la Cina ha mostrato una forte contrazione (-21%), in seguito a un ridimensionamento fisiologico del boom farmaceutico del 2023.
Nuove aree di crescita: Arabia Saudita, Emirati e Spagna
In controtendenza rispetto ad altri mercati, si evidenziano forti incrementi delle esportazioni italiane verso l’Arabia Saudita (+29%, soprattutto meccanica) e gli Emirati Arabi Uniti (+20,4%, trainati da moda, meccanica e pelle). Anche la Spagna ha mostrato segnali positivi, con un aumento del 4,6% grazie alle buone performance in farmaceutica e tecnologie dell’informazione.
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