di Aisha Harrison

Monte dei Paschi propone una fusione strategica, ma Mediobanca non ci sta e solleva dubbi su sinergie e vantaggi economici.

 

Si apre oggi una sfida che potrebbe ridisegnare la mappa del potere bancario italiano. Banca Monte dei Paschi di Siena ha lanciato ufficialmente un’offerta pubblica di scambio (Ops) su Mediobanca, con l’obiettivo dichiarato di acquisirne almeno il 35% e, auspicabilmente, raggiungere soglie ben più consistenti. La partita resterà aperta fino all’8 settembre, salvo proroghe, ma l’esito è tutt’altro che scontato: Mediobanca ha già bollato l’offerta come “ostile” e si prepara a una resistenza attiva.

L’offerta valuta Mediobanca 14,87 miliardi di euro in azioni Mps, con un concambio pari a 2,533 nuove azioni senesi per ogni titolo Mediobanca. Ma il mercato ha reagito con freddezza: il valore implicito dell’Ops (17,51 euro per azione Mediobanca) risulta inferiore al prezzo di Borsa di venerdì (18,25 euro). Tradotto: per convincere gli azionisti di Piazzetta Cuccia, Mps dovrebbe aggiungere sul piatto almeno 600 milioni di euro. Il concambio, inizialmente fissato a 2,3, è stato rivisto per tener conto dei dividendi distribuiti nel frattempo. Tuttavia, la sensazione diffusa tra gli investitori è che l’offerta resti troppo bassa, soprattutto per un’operazione non concordata con il management di Mediobanca.

Per Mps l’operazione è strategica: oltre a rafforzare il proprio peso nel sistema bancario italiano, punta a sbloccare in anticipo le Dta, ovvero crediti fiscali che si possono trasformare in capitale. Ma questo beneficio scatterebbe solo nel caso in cui Siena superasse il 50% del capitale di Mediobanca. Sul piano industriale, il piano prevede sinergie annue per 300 milioni di euro tra maggiori ricavi e minori costi. I costi di integrazione, stimati in 600 milioni lordi, sarebbero spesati entro il primo anno. Il messaggio lanciato da Mps è quello di una fusione naturale, favorita dalla complementarità tra i due business model.

La risposta di Mediobanca non si è fatta attendere, ed è stata nettissima. Il consiglio d’amministrazione, guidato da Alberto Nagel, è tornato a definire l’offerta “non concordata e ostile”, priva di “razionale industriale” e “dannosa” per gli azionisti. Secondo Mediobanca, l’eventuale integrazione genererebbe “dissinergie” e non sinergie: si parla di un impatto negativo di 460 milioni di euro nel caso di fusione e fino a 665 milioni in caso di semplice aggregazione senza fusione. Inoltre, il doppio livello di soglie (35% e 66,67%) viene interpretato come un segnale di ambiguità sulle reali finalità dell’operazione.

Al centro della contesa ci sono anche gli azionisti chiave. Delfin, il veicolo della famiglia Del Vecchio, e Caltagirone – entrambi con interessi sia in Mediobanca sia in Mps – possiedono insieme quasi il 30% dell’istituto milanese. Se uno dei due decidesse di aderire, l’Ops potrebbe superare facilmente la soglia minima. Un ruolo cruciale l’ha avuto anche il Tesoro, che lo scorso autunno ha ceduto il 15% di Mps a un gruppo di investitori “amici” (Delfin, Caltagirone, Banco Bpm e Anima). Un’operazione che ora è finita sotto la lente della Procura di Milano, che sta indagando sulla modalità della cessione e potrebbe chiudere l’inchiesta prima della scadenza dell’offerta.

Il dossier Mps-Mediobanca si inserisce in un più ampio scenario di consolidamento bancario in Italia. Dopo l’acquisizione della Popolare di Sondrio da parte di Bper, ora è Siena a muovere un attacco audace al cuore della finanza milanese. Per Mps, l’operazione rappresenta una scommessa sull’efficienza futura e sul rilancio definitivo dopo anni di crisi e salvataggi. Per Mediobanca, è una questione di indipendenza, identità e difesa del proprio ruolo di pivot tra banche, assicurazioni e investitori istituzionali.

Il 14 luglio, giorno simbolo per le rivoluzioni, si apre così una sfida di sistema, in cui si intrecciano ambizioni politiche, interessi industriali e spinte speculative. E nei prossimi due mesi, Piazza Affari sarà il teatro di una partita che potrebbe cambiare volto al capitalismo italiano.

 

 

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