di Emilia Morelli
Il Tar del Lazio annulla parzialmente il decreto sul golden power impugnato da Unicredit, ma conferma l’impianto generale. Resta l’obbligo di uscita dalla Russia e il mantenimento degli investimenti italiani
Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio si è pronunciato sul ricorso presentato da Unicredit contro il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 18 aprile 2025 relativo all’esercizio del golden power. Con una sentenza articolata, già dotata di motivazioni dettagliate, i giudici hanno accolto parzialmente il ricorso, annullando il provvedimento solo per alcuni aspetti specifici.
Nel testo della decisione si legge che l’annullamento riguarda esclusivamente i punti 14.1.5 e 14.2, relativi a precise condizioni imposte a Unicredit e Banco Bpm. Tuttavia, il Tar ha lasciato aperta la possibilità di un nuovo intervento da parte dell’autorità competente.
Cosa cambia davvero: due i punti annullati
Il primo elemento su cui il Tar ha dato ragione a Unicredit è la clausola temporale che imponeva per cinque anni il mantenimento di un determinato rapporto tra impieghi e depositi da parte di Banco Bpm e Unicredit. Tale vincolo era finalizzato a sostenere il credito verso famiglie e piccole imprese italiane, ma è stato ritenuto eccessivo nella sua durata.
Il secondo aspetto riguarda l’obbligo di conservare il livello attuale del portafoglio di project finance. Anche qui, il Tar ha ritenuto necessario un riesame da parte delle autorità.
Rimangono in piedi i pilastri del decreto
Nonostante l’annullamento parziale, il Tar ha confermato la validità di altri elementi fondamentali del decreto golden power. Tra questi, il vincolo imposto ad Anima Holding di mantenere stabile la propria esposizione verso titoli di emittenti italiani, e soprattutto l’obbligo per Unicredit di dismettere entro nove mesi le proprie attività finanziarie presenti nella Federazione Russa.
Questi punti sono stati considerati legittimi e coerenti con le finalità di tutela della sicurezza economica nazionale.
Il governo: “Confermata la legittimità del golden power”
Fonti del Ministero dell’Economia e delle Finanze hanno accolto favorevolmente la sentenza, sottolineando come il Tar abbia riconosciuto la legittimità dell’impianto normativo. In particolare, viene evidenziato il principio secondo cui la sicurezza economica è parte integrante della sicurezza nazionale. Un approccio che, secondo il Mef, continuerà a guidare l’azione dell’esecutivo in materia di vigilanza strategica sugli asset finanziari.
Cosa farà ora Unicredit? Scenari aperti sull’OPS su Banco Bpm
La decisione del Tar potrebbe influenzare direttamente l’offerta pubblica di scambio (OPS) lanciata da Unicredit su Banco Bpm, operazione che scade il 23 luglio. Con la sentenza in mano, la banca potrebbe convocare il consiglio di amministrazione per valutare eventuali modifiche strategiche. Resta inoltre in sospeso il parere della Commissione Europea, che dovrà esprimersi sulla compatibilità del golden power italiano con il diritto dell’Unione.
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